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Magda Negri

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"No al suicidio del Pd"

Riporto il testo dell'articolo:
"No al suicidio del Pd.
Occhio: il ritorno al proporzionale e la scissione rischiano di uccidere l’unico partito argine al populismo"
 
di Enrico Morando e Giorgio Tonini, 13 settembre su Il Foglio.
 
"Al direttore - A quanto parrebbe di capire, c’è il rischio concreto che dopo il suicidio di Salvini si debba assistere a un altro suicidio, quello del Pd. Non sapremmo come altro definire il “combinato disposto” del quale si vocifera (speriamo senza fondamento) di scissione del partito e ritorno al proporzionale: due gesti inconsulti, tra i quali è difficile stabilire quale sia la causa e quale l’effetto. Se in altre parole sia l’annunciato ritorno al proporzionale l’incentivo (preterintenzionale?) alla scissione, o se viceversa sia la scissione (consensuale?) il movente del ritorno al proporzionale. Saranno gli sviluppi, a quanto si sente dire imminenti, della vicenda, a chiarire questo aspetto, peraltro non decisivo.
 
Quel che è decisivo è che, al contrario di quello (provvidenziale) di Salvini, questo secondo suicidio sarebbe letale per il paese. All’Italia verrebbe infatti a mancare il pilastro solido di un grande partito popolare e democratico, europeista e riformista, in grado di trainare, con pazienza e fermezza, l’alleato populista verso l’area dell’affidabilità, rispetto ai canoni essenziali della democrazia liberale, della politica economica e della collocazione internazionale. Il sospiro di sollievo che i mercati (cioè in definitiva i risparmiatori) avevano appena finito di trarre, dopo il dissolversi dello spettro giallo-verde della crisi del debito italiano e della conseguente uscita dell’Italia dall’euro, finirebbe per trasformarsi in una smorfia di delusione, frustrazione, preoccupazione, con le prevedibili conseguenze finanziarie, economiche e geopolitiche del caso. A quel punto gli scenari possibili sarebbero due: o questa insostituibile funzione, genuinamente “democristiana”, di inclusione e rassicurazione, verrebbe esercitata direttamente dal M5s, attraverso il consolidamento politico della leadership istituzionale di Conte, o non verrebbe esercitata da nessuno e allora dovremmo presto rivedere il giudizio sul presunto suicidio di Salvini. Nessuno con la testa sul collo consiglierebbe di andare a vedere quale dei due scenari abbia maggiori possibilità di verificarsi.
 
Sia il ritorno al proporzionale sia la scissione del Pd vengono presentati come la mossa obbligata, per far fronte all’emergenza democratica rappresentata da Salvini e dai suoi alleati sovranisti. A sostegno di questa tesi, si cita il grande precedente della Prima Repubblica, segnata dalla “conventio ad excludendum” nei riguardi del Pci e dalla legge elettorale proporzionale. Un paragone suggestivo, dal quale tuttavia, per amor di tesi, si rimuovono alcuni dettagli non proprio insignificanti. Il primo: a differenza della Lega e dei suoi alleati sovranisti, il Pci indubbiamente subì, ma altrettanto indubbiamente accettò, la “conventio ad excludendum”, figlia dell’accordo di Yalta. E in quel contesto, la legge elettorale proporzionale non fu lo strumento per escludere il Pci, ma quello per includerlo. Si pensa di fare la stessa cosa con la Lega? Escluderla dal governo, ma includerla nel cosiddetto “arco costituzionale” e nel “governo parlamentare”? Il paragone non sembra reggere. Secondo dettaglio: il principale strumento di contenimento del Pci, nel disegno degasperiano, non fu la legge proporzionale, che egli voleva superare già nel 1953, non a caso scontrandosi col Pci che invece la difese con le unghie e coi denti, ma l’unità politica dei cattolici nella Dc, insieme ad una raffinata strategia delle alleanze. Se si volesse imparare qualcosa da De Gasperi, bisognerebbe avere a cuore l’unità dei riformisti nel Pd (altro che scissione...), congiunta con una strategia di alleanze dinamica e inclusiva.
 
Terzo dettaglio: se già nel 1953, in piena guerra fredda, De Gasperi aveva tentato di superare, o quanto meno correggere significativamente, il proporzionale, era perché allo sguardo “lungo” del grande statista trentino non sfuggivano i costi, in prospettiva insopportabili per il Paese, di quel sistema politico-istituzionale. Un sistema, lo hanno ricordato nei giorni scorsi Romano Prodi e Walter Veltroni, che ci ha dato la nota, cronica instabilità di governo, ma anche e soprattutto il consociativismo parlamentare, la ricerca del consenso attraverso l’uso più spregiudicato di quel formidabile ammortizzatore politico, prima ancora che sociale, che è stata l’espansione abnorme della spesa pubblica corrente. Su questo punto, ossia sul legame strutturale tra politiche redistributive finanziate in deficit e legge elettorale proporzionale, Nino Andreatta ha scritto parole (almeno per noi) definitive.
 
Quarto dettaglio: il deficit-spending, tipico dei sistemi proporzionali e pluripartitici, è una via che in passato fu sbagliata, ma oggi è semplicemente impercorribile per un paese con la finanza pubblica come la nostra. Come ha dimostrato il fallimento del governo giallo-verde, espressione della coalizione dei due populismi, non ci sono scorciatoie. O l’alleanza giallo-rossa saprà dimostrarsi capace di fare sintesi tra la rappresentanza populista del disagio sociale e la risposta riformista, al tempo stesso italiana ed europea, o l’alleanza stessa è destinata a fallire, esattamente come quella che l’ha preceduta.
 
Quinto e ultimo dettaglio: ai fini del successo, in termini sia di governo che di consenso, dell’alleanza giallo-rossa, è dunque essenziale che si affermi, in questa decisiva area politica, una linea ed una leadership riformista “a vocazione maggioritaria”, che non significa e non ha mai voluto significare pretesa di autosufficienza. Ritorno al proporzionale e scissione del Pd sono un ostacolo invalicabile per questo obiettivo e un assist formidabile al movimento promosso da Grillo. Anche perché, sul terreno proporzionalistico, come dimostrano gli eventi clamorosi di questa estate, nessuno meglio del M5S è in grado di attuare la politica dei due forni, che in questo sistema è la risorsa strategica fondamentale."
 

Ben detto!

Ieri sera verso le 19 mi aggiravo con la macchina tra via Breglio e dintorni cercando un parcheggio per andare al mio turno di coccardaggio.
Ero molto irritata per l' intervista di Franceschini, aperta all'alleanza con i 5S in tutte le prossime elezioni regionali e per l' improprio paragone con il governo Facta e la non disponibilità di socialisti e liberali a sostenerlo che avrebbe aperto le porte al fascismo..
Mentre mi affaticavo in reminiscenze storiche, una radio che intervalla musica a notizie commenta: "offerta generale di Franceschini ai 5S..insieme dovunque..Franceschini è come uno che passa in 2 minuti dal" prendiamo un caffè?" al "facciamo un bambino insieme?".
Ben detto!
 

EMMA BONINO INTERVIENE AL SENATO SULLA FIDUCIA AL CONTE BIS

Non ho dimenticato la fiducia in Senato.
Incontro a Milano compagni che, pur approvano la soluzione dopo l' implosione dei giallo verdi, sono in grande allarme per la volontà di ripristinare la legge elettorale pura, che nel Pd nessuno ha discusso e autorizzato.
Pubblico il severo intervento di Emma Bonino che condivido integralmente.
Non saprei dire meglio.

https://youtu.be/4ypEjtTAHYA 

Milano è esplosa dopo l'Expo

Ieri a Milano per incontrare mia figlia che insegna alla Statale, l' Università dove anche io avevo studiato e mi ero laureata nel 1972, molto precocemente, e con un 110 e lode credo meritato.
Nessun vanto..solo studiavamo moltissimo e con grande passione.
Non andavo in centro a Milano da circa 2 anni e ieri ho scoperto una città letteralmente assediata dai turisti, con i bar della famosa galleria invasi da clienti in coda..come lunghissima era la coda per entrare in Duomo.
Non avevo tempo è ci ho rinunciato.
I miei amici milanesi mi dicono che il turismo è esploso in città dopo l' Expo... ed è una esplosione non effimera ... un salto di qualità.

Il discorso di Conte per la fiducia alla Camera: "Questo progetto politico segna l'inizio di una nuova stagione riformatrice"

Ho potuto ascoltare solo la replica di Conte alla Camera.
Duro verso gli ex alleati.. a tratti rancoroso, di uno che ha patito nella vecchia alleanza.
Ribadisce propositi riformisti di rinnovamento sui temi ambientali di europeismo appassionato.
De Benedetti lo descrive come un manager flessibile della politica... più che un politico in senso stretto.
Definizione che mi sembra indovinata.
La reazione in piazza e in aula della destra radicale ed anti europeista è di una durezza e di una rabbia straordinaria.
Non aver battuto nelle elezioni Salvini, ma solo allontanato, sarà fuoco costante sotto questa ira popolare.
Il Pd avrà molto da fare e credo che si farà rispettare.

Tertium non datur

Comunque la si pensi sull'iter di formazione del nuovo governo, e della sua qualità "ottimo il terzetto europeista di punta Gualtieri, Amendola e Gentiloni", permane un problema politico che dovremo affrontare nei prossimi mesi: si può essere maggioranza parlamentare e minoranza elettorale nel paese?
Evidentemente no.
Quindi la soluzione è costruire nel paese una vera maggioranza politica.
Tertium non datur.

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Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
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Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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