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Magda Negri

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8 Marzo....Evviva le donne!

Il mio 8 Marzo è stato molto impegnativo.
 
A commentare con un amica, storicamente attiva nelle associazioni femminili, il manifesto programmatico di "Non una di meno" - il nuovo movimento femminista di giovani donne - che insieme ai collettivi studenteschi ha manifestato a Torino e in tante piazze d' Italia.
 
Non ho potuto né assistervi né partecipare -diversamente dall' anno scorso - perché invitata dalla Fondazione Amendola a un dibattito molto impegnativo sul ruolo delle 21 donne elette nella Assemblea Costituente nella stesura della nostra Costituzione e nella fondazione di un percorso unitario per le successive norme sulle tutele i diritti nel lavoro, la maternità, i diritti civili, l'autodeterminazione nella sessualità, la riforma del diritto di famiglia etc..insomma quell' architrave di leggi e di costumi che hanno cambiata la vita di intere generazioni di donne.
 
Bellissima l'idea di Sofia Ferrari, organizzatrice dell iniziativa, di far precedere la ricostruzione storico politica dalla presentazione della vita di alcune di queste giovani costituenti che uscivano tutte dall' esperienza della Resistenza operaie o intellettuali, tutte con un tratto di eccezionalità nelle loro biografie anche privatissime.
 
Qualcuno ha scritto che la rivoluzione femminile è l' unica che è entrata e rimasta a testa alta nella storia.
Vero.

Non con la bandiera bianca e a mani alzate

Anche nella discussione, ieri, in Libertàeguale di Torino le opinioni se consentire o no la nascita di un governo 5S, è stata differenziata come in tutto il partito.
Io rimango tenacemente della mia convinzione negativa, per motivi tattici ma insieme strategici.
La sinistra, in tutte le sue eccezioni - riformista e/o radicale, ha un Dna estraneo al populismo dei 5S, magmatico nella forma ma durissimo nella sostanza.
Nessuna confusione...nessuna abdicazione.
Ho grande rispetto per i compagni che vogliono graduare il rapporto politico e istituzionale con i 5S, ma allora il problema è diverso.
Lo declinerei così: natura, strategia e offerta politica della sinistra riformista nel tempo dei populismi.
In fondo è il tema del congresso.
La faticosa ma bella vittoria di Zingaretti nel Lazio, e il distacco che il centrodestra in Lombardia ha dato a Gori - candidato di altissimo livello - confermano, se ce ne fosse ancora bisogno, la durezza dei rapporti di forza e la complessità di domande e di bisogni sociali cui è difficile dare risposte vere e non propagandistiche.
Sconcertanti le previsioni degli scalfari e dei galli della loggia, che la sinistra italiana debba confluire a mani alzate, con la bandiera bianca, nel turbolento calderone dei 5S, per consentire la nascita di un nuovo bipolarismo - 5S e destra egemonizzata dalla Lega - su cui dovrebbe fondarsi la terza repubblica.
Ecco perchè la fase tattica della formazione del nuovo governo non è estranea alla strategia di ricostruzione del centro sinistra.

L'interregno di Renzi

NON SI SFUGGA AL TEMA VERO: UN PARTITO DELLA SINISTRA - di Emmanuele Macaluso

La sconfitta del Pd e di Liberi e Uguali pone un interrogativo: siamo di fronte al tramonto della sinistra? So bene che alcuni pensano e dicono che il Pd non è un partito di sinistra e che la sinistra, come dicevano Grasso e i suoi amici, era ormai solo nel loro movimento. Oggi dovremmo concludere che la sinistra in Italia è solo un po’ più del 3%. Io, invece, penso che nel Pd e nei suoi elettori ci sia il popolo di centrosinistra e un pezzetto di sinistra certamente sta in Liberi e Uguali. Qual è dunque il problema?

Il fatto è che in Italia, da anni, non c’è un partito di centrosinistra né un partito di sinistra. Ci sono stati comitati elettorali, gruppi parlamentari, gruppi consiliari regionali e comunali ma non c’è stato un partito. Il quale è tale se ha un chiaro asse politico-culturale, una organizzazione diffusa tra le masse popolari, organi dirigenti collettivi che siano tali; non assemblee che battono le mani al Capo. È chiaro che se nel Pd si vuole aprire un dibattito, come dovrebbe essere obbligatorio dopo questo risultato elettorale, dovrebbe essere proprio questo il tema centrale. Il tema del partito.

Ed è chiaro che a guidare questo dibattito non potrà essere chi ha puntato sul partito personale o, meglio, su un comitato elettorale personale e ha rottamato non una o dieci persone ma il partito stesso. In Germania l’Spd ha subito sconfitte ma ha reagito in ogni caso e, come abbiamo visto con il referendum interno, ad assumere decisioni fondamentali sono stati i militanti, gli iscritti al partito. In Gran Bretagna, piaccia o no, Corbyn è stato eletto in due congressi, con dibattiti anche infuocati, con mozioni diverse e votazioni democratiche.
Voglio dire che dovrebbero finire le sceneggiate delle primarie e cominciare a dare la parola ai militanti, agli iscritti.

In queste ore, tra tante chiacchiere c’è stato chi ha ricordato la sconfitta del Fronte Popolare nel 1948: la Dc ottenne la maggioranza assoluta e il Fronte (Pci+Psi) il 31%. Ma proprio quella sconfitta, l’esistenza di due partiti veri, consentì una reazione e una partecipazione dei militanti alle grandi lotte sociali e politiche e nel 1953 la Dc fu sconfitta con la sua legge truffa. Oggi tutto è cambiato, siamo nel 2018 con culture diverse e strumenti di organizzazione politica molto differenti dal passato ma questo non dovrebbe costituire un ostacolo alla organizzazione di un partito vero, con in rapporto con il popolo del 2018.

(5 marzo 2018)

 
Le primarie di potrebbero tenere dopo una fase vera di discussione, di confronto tra persone e progetti politici, se vogliamo salvare la sostanza del nostro statuto.
No a un congresso di primarie, di schieramenti a cefali.
 
La drammaticità della situazione non consente un furbo continuismo.
 
Per tutto il resto concordo pienamente con l'articolo di Emmanuele Macaluso

Pare che il mondo si stia occupando attivamente di noi

Pare che il mondo si stia occupando attivamente di noi.
 
Macron capisce la brutalità delle condizioni relative all'immigrazione.. la Commissione europea si affida a Mattarella per dare un governo al paese.. la Lepen, Farage e Putin esultano i nemici dell' Europa e stappano bottiglie in tutto il mondo..ma che il segretario del PComunista cinese - nonché Presidente della Repubblica popolare, nonché autonominatosi recentemente imperatore della globalizzazione asiatica - Xi Jin Ping si interroghi sulla crisi della democrazia italiana...
 
No..È troppo.
Ma la percezione degli altri ci aiuta a capire la sostanza del nuovo processo..oltre le miserabili baruffe e ripicche domestiche.

Le dimissioni di Renzi

Le dimissioni di Renzi sono un atto dovuto e una seria assunzione di responsabilità.
Bisogna che avvengano non come un abbandono carico di confusione.
Sono d'accordo sulla proposta di collocare il Pd all' opposizione netta senza appoggi di vario tipo ai populisti e alla destra a trazione leghista.
Ma le dimissioni sono dimissioni, senza ipoteche o ambiguità.
Mi infastidisce l' aria di manovre e di rese dei conti non precedute da una discussione vera, che deve prendersi i suoi tempi.
Non sono convinta che il metodo migliore sia la chiamata alle armi delle primarie con le solite modalità di schieramento e di plebiscito.
Preferirei una efficace discussione aperta che trovasse nell'Assemblea la votazione finale sui vari candidati segretari.
Comunque non sono queste questioni su cui impiccarsi.
Andiamo alla sostanza: un lavoro di lunga lena per costruire un campo riformista antagonista ai 2 vincitori di oggi.
Antagonismo e riformismo possono tenersi per mano.

Il magico mondo dei 5S

Mi è capitato ieri per caso di ascoltare in diretta su radio radicale la presentazione da parte di De Maio dell' ipotetico governo 5S.
Operazione propagandistica certo.
Costruzione irreale di un mondo di relazioni politiche esistenti, come se il Presidente della Repubblica non esistesse in carne ed ossa e nelle sue funzioni costituzionali...certo.
Ma una cosa ieri mi ha particolarmente stupito.
Di Maio continuava ossessivamente a ripetere che non era un governo di tecnici.
E che altro sarebbe un governo di professori - pur validi - strappati ai loro dipartimenti e agli amati studi che- come Di Maio continuava a ripetere.- non hanno mai fatto politica di nessun genere, vergini da qualsiasi precedente esperienza politica e istituzionale?
Mi chiedevo ieri perché temeva tanto questa definizione, pur nobilissima, di tecnici.
Poi ho capito.
Chi eserciterebbe la funzione di indirizzo politica in questo governo?
Quindi chi comanda?
Ma Gigi, ovviamente lui, e lui solo non è presidente del Consiglio ma dominus capo assoluto presidentissimo...
Gigi o la Casaleggio..Gigi o Grillo stanco del Vaffa....
Tante sono le cose che accadono nel magico mondo dei 5S.

LA VERA PARTITA TRA DESTRA E SINISTRA È SULL’EUROPA

LA VERA PARTITA TRA DESTRA E SINISTRA È SULL’EUROPA

Oggi su La Stampa, in prima pagina, leggo questo titolo: “Casa Pound offre l’aiuto a Salvini. La Lega non chiude. Obiettivo comune per un governo che ci porti fuori dall’Unione europea”.

E insistono chiedendo un governo sovranista.

Ecco cosa vuole la destra.

Anche i più moderati di questo campo chiedono “meno Europa”, e non solo in Italia.

L’obiettivo “più Europa” è quindi una netta e radicale contrapposizione alla destra.

Io rispetto tutte le opinioni e ognuno poi vota come crede. Ma definire di destra la lista “più Europa”, come si legge in alcuni commenti, è ridicolo. Non solo perché questa lista è componente essenziale della coalizione di centrosinistra, ma perché nella concreta situazione italiana ed europea la battaglia per portare più avanti l’integrazione e il rinnovamento dell’Europa è la base su cui la sinistra, in Italia e in Europa, può riprendere la sua iniziativa, e può riprenderla su tutti i terreni: per la costruzione di uno Stato sociale europeo, per una politica economica e fiscale comune (che, tra le altre cose, impedirebbe il trasferimento delle aziende nei paesi dove ci sono fiscalità e salari più convenienti ai padroni).

La Bonino, in questa campagna elettorale, è violentemente attaccata dai giornali di destra per le sue battaglie civili – divorzio, aborto, carceri, garantismo giudiziario. Ma ci sono persone che si considerano di sinistra e bollano la Bonino come di destra.

È un segno dei tempi che corrono.

Se poi si considera di destra una politica economica compatibile con l’esigenza di non fare crescere ma gradualmente ridurre il debito pubblico la cosa è preoccupante. E lo è non solo per l’economia italiana, ma soprattutto per le nuove generazioni, che si trovano questo fardello frenante nello sviluppo e nelle prospettive di lavoro.

Il fatto interessa anche l’Europa, basta leggere cosa è stato detto in questi giorni e cosa si farà, soprattutto per iniziativa della Francia e della Germania per affrontare i temi che riguardano alcuni paesi gravati da un debito pubblico pesante.

Discutiamo, quindi, ma facciamolo serenamente e ognuno poi, ripeto, decida come ritiene giusto votare. Ma lanciare slogan e appiccicare etichette a chi ha idee diverse non serve a nessuno.

27 febbraio 2018

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Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
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Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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