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Magda Negri

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INCONTRI RIFORMISTI 2017 – NOTA ORGANIZZATIVA - Libertà Eguale

Da molti anni LIBERTÀeguale Lombardia e diverse associazioni riformiste, promuovono un appuntamento estivo, nelle montagne di Sondrio, sugli snodi politici essenziali del momento. Giusto quest'anno aver scelto l'Europa!

http://www.circolidossetti.it/incontri-riformisti-2017-tartano-so-7-8-9-luglio/


Cerco di far circolare al massimo questo evento, perchè la qualità e la pluralità del dibattito è sempre stata una ricchezza per tutti!
Se potete fatevi un week end di passione politica e divertimento montano!

 

Per un eccesso di zelo

Lotti interviene autorevolmente nella discussione aperta nel Pd, che giudica già chiusa con la forza dei numeri congressuali.

Noi abbiamo la forza - sembra dire - e non ci interessano le vostre eventuali ragioni.

Ma sbaglia i numeri. Renzi ha vinto il Congresso con 1380000 voti o poco più.

NON 2 milioni come avrebbe forse voluto Lotti.

Non abbiamo ancora un partito bulgaro dove il Segretario vince con una maggioranza totalitaria.

Eccesso di zelo di un ministro e di un caro amico.

Reset

Evitare la pigrizia mentale delle analogie coatte: dopo le amministrative non c'è più il tripolarismo.

Una volta si diceva faremo come la Russia.. ora chi osiamo Corbyn o Macron come si potesse procedere con il copia e incolla.. 
..Volteggiamo pindaricamente tra l' ultramaggioritarismo e proposte di proporzionale puro con candidati bloccatissmi.

Reset.

C'è abbastanza tempo per aggiornare una strategia di scelta europea senza subordinate e di creazione di un polo di centro sinistra vincente.

Ma prima pensare ascoltare capire la società che vogliamo rappresentare.

Correre non basta si sbaglia la meta.

"La Sinistra: o svolta o supporta il centrismo"

Anche Letta, nella bella intervista sul Corriere di oggi, si associa al commento generale del superamento dei partiti storici e dell'inutilità delle primarie.

Io la penso invece come Macaluso, e vedremo che con l'elezione dell' assemblea a giugno i partiti risorgeranno, anche con una nuova geografia politica.

Un pensiero agli strani dirigenti del Partito Socialista francese: hanno organizzato le primarie tra gli iscritti e gli elettori. Ha vinto Hamon e poi gli hanno fatto il vuoto intorno. Se il candidato non andava bene potevano fare come i social democratici tedeschi, che hanno cambiato Sigmun Gabriel con Shultz: socialisti francesi sono storicamente divisi, individualisti e organizzati in club e correnti.

Ma una tale desolidarizzazione non si era mai vista.

Con tutti i nostri limiti noi del Pd queste cose non le facciamo e rispettiamo, magari a torto collo, l' esito delle primarie. Per questo in queste ore mi sento di esprimere solidarietà ad Hamon che tutti bastonano come perdente e inadeguato. Qualche volta bisogna stare dalla parte degli indiani.

In riferimento al post di Emmanuele Macaluso EM.MA in corsivo https://www.facebook.com/emmacaluso/posts/1867331686874507

 

Congresso PD 2017 - La questione centrale è il partito

Col permesso di Massimo Negarville, presidente di LibertàEguale, pubblico volentieri un suo contributo sui problemi del Partito, indirizzato a tutti i partecipanti di tutte le mozioni congressuali. Spero ci aiuti a fare passi avanti.

Congresso PD 2017

La questione centrale è il partito

Mentre è in corso il confronto tra gli iscritti sulle mozioni dei tre candidati alla segreteria, sarebbe necessario focalizzare l’attenzione di tutti noi (indipendentemente dal voto alle mozioni) sul partito, sulla sua organizzazione (dalla formazione e composizione dei gruppi dirigenti nazionali e locali) e sul suo funzionamento.

Siamo di fronte ad una crisi istituzionale e politica del paese su cui due questioni pesano in modo particolare e chiedono di essere affrontate (non solo, ma soprattutto dagli iscritti al PD nel corso di un congresso) : 
1. la deriva del Partito Democratico; 
2. la frammentazione e debolezza della intera sinistra nel nostro paese. 
Non sono fenomeni nuovi, ma il referendum li ha resi eclatanti. Se non vi si pone rimedio, forze di destra, conservatrici o autoritarie, troveranno il modo di rispondere alla domanda di un paese in ansia e occuperanno presto lo spazio politico che si è aperto. 

Per affrontare le due questioni non esistono strategie salvifiche, anche perché crisi della forma partito e smarrimento della sinistra sono fenomeni diffusi in tutto il mondo. Senza un'organizzazione politica che abbia cento ponti con la società e senza un rinnovato pensiero di sinistra capace di proporre analisi e concrete proposte di merito, ma soprattutto emozioni convincenti e unificanti non andremo lontano. 

Si può fare qualcosa?

La brutalità del confronto interno, i toni di reciproca disistima, i giochi di tregua/trattativa/scontro che agitano gruppi e correnti sui territori (ormai più filiere di potere che luoghi di elaborazione e di proposta), le meschinità che segnano la vita del partito, possono indurre a credere che la deriva del Pd è ormai consumata e che tutto si riduca allo scontro fra tre persone che si contendono il controllo di uno dei più grandi partiti d'Europa. Questo scontro esiste ed è connaturato ad un partito democratico. La questione non è lo scontro, ma perché questa naturale e necessaria competizione interna all'organizzazione non riesca a generare un bene collettivo. 

Messe le cose in questi termini, la questione si sposta dallo scontro fra personalità alle "regole del gioco", formali e informali, con cui questo scontro avviene. Come in ogni organizzazione, la deriva si può arrestare solo se quelle regole vengono cambiate.

Il partito degli iscritti

Andiamo nei circoli, ascoltiamo la presentazione delle mozioni, qualcuno interviene, i più attendono (e spesso arrivano quando è) il momento di votare. Poi si aspetta la fine di aprile per le “grandi e decisive primarie”, ciascuno impegnato a trovare voti per il proprio candidato e intanto si predispongono le forze (alleanze e scambi tra notabili e le loro cordate) in vista della elezione dei gruppi dirigenti locali prevista per l’autunno 2017. 
Vi pare un andazzo che può frenare la nostra deriva? 

Forse il partito degli iscritti dovrebbe essere qualcosa di più e di diverso. Costruire, mentre diciamo la nostra e ci schieriamo per una mozione, una discussione vera senza distinzioni di appartenenza ad esempio 
• sulla sconfitta alle Comunali del 2016 , con quale analisi sociale della città ci presentiamo, su quali priorità politiche e sociali vogliamo rilanciare il PD a Torino, a quale comunicazione pubblica pensiamo … 
Il tema del partito degli iscritti è lanciare la competizione all'interno di una "agenda essenziale di riferimento" in modo da impedire che le primarie – strumento essenziale da preservare e valorizzare – si trasformino nel nostro territorio in uno scontro fra persone e le loro filiere, al di fuori di ogni condivisa visione del partito.

Regole

Ma trovare il bandolo di un vero confronto e di una buona discussione tra noi non basta, ci sono regole da cambiare. La più eclatante regola del gioco che non funziona è la dimensione elefantiaca degli organi dirigenti del PD tanto nazionali che locali.

A cominciare - oltre 120 persone - dalla Direzione Nazionale, l'organo statutario a cui è affidato l'"indirizzo politico" del partito (nell'ambito della "piattaforma approvata al momento dell'elezione" del Segretario nazionale, che la "esprime"). E a seguire l’assemblea nazionale con 1000 persone. Per non parlare delle dimensioni degli organismi di direzione locali 
Non esiste organizzazione al mondo che possa, al centro come in periferia, essere diretta, sopravvivere e svilupparsi con queste dimensioni. Viene il fondato sospetto che questi non siano organi dirigenti dove si discute e si decide una linea politica, ma tribune oratorio o premi di fedeltà. Non verrebbe mai in testa a nessuna impresa, nessuna fondazione, nessuna amministrazione di affidare le proprie scelte strategiche a un organo la cui dimensione impedisce quel sano conflitto fra posizioni diverse che solo può generare verifica, cambiamenti e soprattutto nuove posizioni. 

Ma come - qualcuno penserà - il partito ha doveri democratici i e li assolve proprio allargando il concerto delle voci e magari andando in "streaming"! In realtà è vero esattamente il contrario: proprio per via dei doveri rafforzati di un partito, quelle soluzioni sono dannose, fino a divenire anti-democratiche. 
• La ridondanza dei partecipanti impedisce il confronto fra posizioni, costringe all'argomentazione semplificata (e quindi sorda) di tesi precostituite, blocca la ricerca laboriosa di una posizione innovativa. 
• La pubblica trasmissione del confronto, poi, incentiva ancor più ognuno a investire solo nella verosimiglianza esterna del proprio parlare: mai mostrare indecisione, incertezza o peggio cambiare idea di fronte all'uditorio che ti guarda!

Il Pd, come ogni grande organizzazione, è piena di personalità che vorrebbero prevalere l'una sull'altra. Questa è un'opportunità, non un problema. Diventa un problema quando a quelle personalità non è data la possibilità di provare a far cambiare idea agli altri... o di cambiarla esse stesse. . 
“Quando una Direzione di 15 componenti - tanti ne servono - avrà sviscerato un tema e assunto una decisione, questa decisione andrà motivata all'esterno, dando conto dei rischi - che il confronto ha messo in luce - e delle necessarie attenzioni e contromisure. Chi sente di non aver convinto gli altri in una battaglia, sa di potersi rifare alla prossima, ma intanto dovrà impegnarsi nella linea che ha prevalso, spiegandola con passione alle parti sociali di cui è referente.” (Fabrizio Barca)

La manutenzione straordinaria del Pd va sottratta alla competizione per la guida del partito, per evitare che chi vince disegni le regole a propria misura o magari si illuda che per salvare il Pd basta un giro di ricambio del suo gruppo dirigente. 

Massimo Negarville 
Torino 24 marzo 2017

Non perdiamoci sui numeri

Pubblico volentieri questo articolo di Emanuele Felice su La Repubblica del 3 aprile, che considero uno fra i commenti più interessanti usciti sull’andamento della prima fase del congresso Pd. Il titolo non inganni. L’autore non ci trova particolarmente eccellenti però almeno nobilita l’iniziativa di tutti e tre i candidati ricercandone radici e coerenze con i filoni politico culturali più significativi della sinistra europea. Pensateci un po’: pochissime sono state le voci dal congresso che hanno cercato di attingere a questa  dimensione e anche in questi giorni ci arrovelliamo su numeri e percentuali. E’ un congresso introverso, centrato su chi comanderà nel partito più che su quello che sarà la sinistra democratica in Italia. Si intrecciano trionfalismi e moralismi. Per quanto riguarda i dati ormai definitivi, io penso che la percentuale dei votanti sia stata importante e significativa  e la vittoria di Renzi omogenea e certa. Tre anni di governo e il controllo assoluto che i renziani di ogni componente hanno sul Partito e sui gruppi dirigenti motivano in gran parte questo voto insieme all’opinione di molti iscritti che valga ancora la pena di scommettere su di lui.

Il potere crea potere e in genere logora solo chi non ce l’ha però questo risultato (vedremo se sarà confermato il 30 aprile) dovrebbe dare alla maggioranza un senso di responsabilità accresciuta, non l’esibizione di un puerile trionfalismo (su cui ha detto bene ieri Folli su Repubblica) o il brusco richiamo d’ordine (“Ho vinto io, gli altri lo riconoscano” che il solito Renzi non si è trattenuto dal fare in questi giorni. La classe non è acqua: ce l’hai o non ce l’hai. Ho riflettuto sull’andamento del tesseramento: abbiamo perso più do 100mila iscritti dal 2013, la nostra base di iscritti è anche significativamente cambiata, abbiamo avuto casi di “tesseramento di scopo” dell’ultima ora, ma non credo che ci siano state scorrettezze significative. Nel 2013 avevamo avuto un tesseramento “last minute” molto maggiore perché avevamo fatto prima i congressi di federazione dove, per votare i segretari di federazione bisognava essere iscritti e queste competizioni locali avevano motivato molto diffuse iscrizioni. Rispetto al 2013 questo congresso appare meno alternativo e competitivo e più giocato sulla notorietà dei candidati, piuttosto che sulla alternatività delle proposte .

Spero che useremo bene le tre settimane che ci separano dalle primarie, “vendendo” ai cittadini e agli elettori non solo le nostre percentuali, ma la ricchezza delle proposte del PD.

Diversificare l’offerta politica per raccogliere il massimo di domanda.

 

 

Discussioni miglioriste

Al congresso di Pino Torinese un intelligente sostenitore della mozione Renzi ha fatto notare che tranne Emiliano, specialmente nelle sintesi date ai militanti, le mozioni sembravano un contributo programmatico ad una conferenza di programma o ad un governo di centro sinistra e che il congresso non aveva niente di politico . Anch'io avevo le stesse impressioni ma non me l'ero mai sentito dire . Ieri a Novara alla manifestazione indetta da Orlando sono stata confortata da un taglio diverso e più incisivamente politico che anch' io avevo cercato di dare nelle mie presentazioni.

 

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Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
Via Alfieri 15
Torino

Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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