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Magda Negri

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Le cose da fare ora

Terminato bene il Festival provinciale c’è ora un grande lavoro da fare per illustrare una difficile legge di bilancio in gestazione, organizzare la campagna referendaria e preparare il Congresso provinciale anticipato, come secondo l’impegno preso dagli organismi dirigenti a maggioranza dopo la sconfitta elettorale. Dall’onestà intellettuale e dal rigore con cui affronteremo questa grande mole di lavoro dipenderanno tante cose a Torino e alle prossime elezioni amministrative in Piemonte. Spero che sarà un lavoro fatto insieme da tutto il Partito e dall’ opinione pubblica che guarda a noi in modo ancora più esigente.

Passaggio

E’ stata un’estate tragica: il terrorismo che ha colpito Nizza, il Bangladesh e tante località europee, lo scontro fra i treni di Andria, la tragedia del terremoto.

Errori umani, problemi irrisolti, catastrofi naturali che richiedono un’offensiva della politica di prevenzione e cura del territorio di qualità, della Pubblica Amministrazione, delle infrastrutture di trasporto e una specie di allenamento anche psicologico di fronte alla sfida del micro terrorismo dell’ISIS che, scacciato dai principali teatri di guerra, non rinuncerà ad insediarsi in Europa.

Il referendum, la nuova legge di stabilità, i nuovi equilibri europei (voto presidenziale in Austria, referendum in Ungheria) disegnano scenari politici che possono essere alternativi. Riformismo vuol dire anche stare in queste contraddizioni e cercare di volta in volta il punto di equilibrio più avanzato, ma siamo ben consapevoli che è una fase politica che non sta suscitando passioni positive, entusiasmi, ma spesso mobilitazioni difensive. In un clima che i politologi chiamano “democrazia del sospetto”.

Le responsabilità che- al netto della catastrofe naturale- emergeranno sui 20 anni di interventi di ricostruzione mal fatti, adeguamenti sismici insufficienti del Centro Italia e la durezza dell’intervento politico della magistratura sono un terreno di prova per riconquistare un minimo di fiducia tra i cittadini e la politica, perché si ha la tragica sensazione non tanto della corruzione possibile, ma della non conoscenza, della leggerezza, dell' insensibilità che intere generazioni di amministratori e di burocrati potrebbero avere esercitato senza sentirsi davvero protettori e custodi della loro comunità.

Il passaggio oggi annunciato (articolo su La Repubblica di oggi) del governo dalla politica dei bonus incentivanti alla politica di esaltazione e rafforzamento dei fattori della produttività non consentirà sconti o facili scorciatoie.

Anche su questo i cittadini misureranno il loro rapporto con le Istituzioni democratiche.

 

La crisi organizzativa del PD: due analisi a confronto

I due articoli che segnalo di Gianni Cuperlo e Antonio Funiciello, sembrano molto diversi, ma in fondo non è così. Affrontano la crisi organizzativa del PD che alla lunga può diventare crisi politica. L’analisi è identica, cioè di un partito che rischia di diventare una somma di comitati elettorali. Diverse sono invece le soluzioni al problema.

Per Cuperlo potrà essere un partito degli iscritti al progetto, per il mio amico Antonio si tratta di organizzare un campo politico come previsto dallo statuto del 2007 che metta insieme la forza degli elettori delle primarie, la nuova risorsa di coloro che hanno finanziato il PD sottoscrivendo il 2x1000 dei loro redditi, forme plurime, leggere di militanza come sarebbe avvenuto nella campagna elettorale amministrativa di Milano. La natura della leadership dovrebbe unificare tutti questi punti di forza e Antonio guarda- con me- con ammirazione alla forza dei partiti e insieme delle Istituzioni Amministrative. Su questo punto però dovremmo approfondire meglio: il Lazio non è il Kentucky e credo sia finita per sempre l’epoca dell’esterofilia dei modelli importati. Però c’è un ulteriore e più serio problema. Perché le proposte così ben disegnate di Antonio che sono già tutte, da 9 anni, nello statuto del PD non sono state in alcun modo sperimentate e nessuno ci ha lavorato? Perché, avendo la maggioranza, non abbiamo messo a disposizione dei partiti italiani, qualora lo volessero, una legge vera e ufficiale sulle primarie eligibile in caso di brogli e incompetenze? Qualora disponessimo in modo scientifico di una vera e propria banca dati, chi la userebbe in uno stato di tale divisione del Partito?Ecco quindi che il problema del “soggetto politico” evocato da Cuperlo incombe sul “campo politico” alimentatore di tante potenzialità che Antonio vorrebbe strutturare.

Se manca una comune fiducia, una comune strategia, il senso di una comune missione, nessuno muove il primo passo. In otto anni non l’ha fatto nessuno e anche Renzi su questo terreno non ha iniziativa, non ha passione, forse non ha nemmeno idee.

 Consiglio la lettura di:

Il nuovo centro-destra

L’inchiesta di Enzo Risso direttore scientifico di SWG ieri sull’Unità ci aiuta a capire un po’ anche come e perché sono andate le vicende del secondo turno a Torino. Vale a dire secondo numerosi ricercatori sociali, il centro-destra cosiddetto di una volta, liberale, grande, moderato e insieme con elementi di conservazione, praticamente non esiste più. Si è appannata l’etichetta identitaria, la base elettorale del potenziale centro destra non ha più caratteristiche liberaldemocratiche, ma, al Nord, è attratta da un nuovo principio politico identitario, quello che chiamano il pivot attrattivo : “Prima gli italiani””Contro gli immigrati” “cotro la globalizzazione cattiva e difficile”, un sentimento antieuropeista, anti-euro, anti-tasse, con pulsioni patriottiche. Al Sud invece ritorna una sorta di ribellismo rabbioso insieme a ricerche di tutela sociale classiche, un antistatalismo antico, la voglia di buttare tutto all’aria. Insomma, aspettando una nuova leadership, la base sociale del centro-destra è radicalmente cambiata, ha un umore nuovo, un umore vero, gretto, populista puro. Secondo me tutto questo c’era già nel blocco berlusconiano, ma diciamo era tenuto insieme da una rete politica più classica. Se è così il tentativo benemerito di Parisi di ridare all’Italia un soggetto politico liberal democratico conservatore alla Sarkozy diciamo, non sembra tanto facilmente percorribile. Se è così è possibile che , se non cambia la legge elettorale, il nostro competitore sarà il 5Stelle e se resta così, se non cresce una nuova cultura politica nel Centro Destra, i rischi che Torino si amplifichi a livello nazionale, sono, secondo me, piuttosto seri.

Il contributo di Walter Veltroni

Veltroni sviluppa sull’Unità delle riflessioni molto importanti, dispiace che le sviluppi solo oramai come moral suasion e non come dirigente in prima persona, ma tant’è…Sono suggerimenti che, personalmente, ritengo di dover accogliere. Lui sviluppa cinque punti sulla questione della non guerra di religione, sul ruolo importantissimo svolto da Papa Francesco, sui confortanti dati economici che non ci fanno esaltare, ma comunque ci confortano, ma specialmente su un punto lo ritengo decisivo. Riflettendo, come tutti noi abbiamo cominciato a fare, sugli esiti della convenzione di Filadelfia dei democratici e sulla capacità di sintesi e di innovazione programmatica di questo partito, Veltroni suggerisce un’analisi significativa. Ha ancora senso dire che il PD può vincere al Centro quando c’è una riclassificazione dei ceti sociali, quando il populismo incalza, quando si sentono gli effetti della crisi, quando si confondono pericolosamente le nozioni di destra e sinistra? Walter risponde no, non solo. Certo, bisogna portare una parte del centro su posizioni progressiste, ma il problema è quello di una società nuova, e pone la questione che, come la sinistra del Novecento liberò l’uomo  dallo sfruttamento del lavoro e pose come centro del suo impegno la liberazione, la giustizia sociale, ora il tema fondamentale della sinistra di questo secolo è aggredire la povertà e la precarietà, dare sicurezza sociale, cambiare la società della precarietà che semina paura e tensione.

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Ti piace vincere facile…Il nuovo terrorismo

Tutto potevamo pensare, le alleanze trasversali tra le vecchie  e le nuove strutture terroristiche, l’organizzazione più o meno molecolare di cellule e covi, ma certo appare cosa del tutto nuova questa famelica assunzione da parte dell’ISIS di giovanissimi squilibrati, disperati o appartenenti a famiglie medio borghesi, da indottrinare via web rapidamente  e da lanciare in suicidi/omicidi narcisistici nella terra degli infedeli.

Messa così la sfida della de radicalizzazione del controllo preventivo quasi da vicinato è un’azione primaria ma ci sono troppi pesci nel mare e l’odio della cultura jihadista è una forma specifica di scontro di civiltà,

Sono pessimista sulle nostre possibilità di controllo. Ringrazio Papa francesco che sente gli effetti drammatici dello scontro di civiltà e d religione già sperimentati nei secoli e allontana ogni fede e ogni dio da questo gorgo di interessi di Stati, di strumentalizzazioni tra sunniti e sciiti, di strascichi della guerra dell’Occidente nel Medio Oriente in Iraq ecc.

Sono rimasti quei burloni de Il Foglio a voler scherzare col fuoco, ad invocare la critica che Benedetto XVI a Ratisbona mosse all’Islam in quanto tale, insieme ad affilare i file e gli studi universitari per invocare la razionalità dell’Occidente contro la barbarie dell’Islam, distogliendo lo sguardo dalle decine di migliaia di vittime musulmane che le Jihad e DAESH hanno trucidato.

Referendum: come incominciare

Sono contenta che la battaglia referendaria si sia messa finalmente sui binari giusti, si stia spersonalizzando e che specialmente il Presidente della Repubblica spinga per una grande, bellissima, libera discussione di merito, ma purtroppo non vedo intorno a questo nostro proposito quello stato sorgivo, quella passione unitaria che animò i Comitati Prodi. Eppure noi vorremmo la libertà di tanti comitati dalla struttura molto simile a quella dei comitati Prodi, che animassero il confronto, l’organizzazione specialmente verso i cittadini non già politicizzati, non già convinti, ma spettatori un po’ distratti di una scelta democratica che deve riguardarli.

Spero che dopo la pausa estiva troveremo il passo giusto per questa bella battaglia democratica.

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Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
Via Alfieri 15
Torino

Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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