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Magda Negri

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Orgogliosa di partecipare, ecco mio impegno in Senato

Sono orgogliosa di partecipare alle prime elezioni Primarie per la selezione dei Parlamentari ed è un fatto politicamente significativo che il Partito Democratico sia stato il primo a promuoverle nel nostro Paese.

Come sempre accade quando si sperimenta qualcosa di nuovo, lo strumento appare imperfetto: le primarie, generalmente usate in competizioni tra due candidati alla stessa carica monocratica, si sono trasformate nella più tradizionale e italica prassi basata sull'uso delle preferenze. Il tutto in poco tempo e sotto l'albero di Natale.

Come dicono i saggi, peró, "Meglio che niente!". Abbiamo voluto la bicicletta e pedaliamo. Io, almeno, pedalo, giudicando negativamente la scelta della Direzione Nazionale Pd di riservare 120 seggi in Parlamento ad una schiera di ottimati, che attendono comodamente seduti a bordo campo che la partita tra noi giocatori si chiuda.

Mi ricandido perché sono profondamente convinta che l'Italia abbia bisogno di un ciclo di Governo riformista
, lungo almeno due legislature, per risolvere problemi strutturali ormai incancreniti. Il Governo Monti ha tracciato uno spartiacque e ha segnato un cambio di passo. Le riforme delle pensioni e del mercato del lavoro del Ministro Fornero possono certo essere migliorate, ma da queste non si torna indietro. Le politiche del rigore finanziario e del contenimento della spesa dovranno tradursi in vantaggi per il mondo del lavoro, dell'innovazione e della ricerca.

Il PD è chiamato a una grande sfida. La fine di Berlusconi lascia dietro di sé un campo di macerie popolato da soggetti politici populisti, che rischiano di spingere il Paese verso il baratro del passato e della crisi. Sembra di capire che intorno a Monti si coagulerà un centro innovatore sui temi economici, competitor del PD in campagna elettorale, non oppositore, mi auguro, dopo il voto.

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Viotti, un'occasione mancata

Mi ero battuta per abbassare il numero delle firme delle nuove candidature in sede regionale.
Senza essere supportati da una forte base territoriale o da uno specifico gruppo di potere sarebbe stato difficilissimo raccogliere le firme necessarie, in così pochi giorni, soprattutto per i giovani.

Alla luce di queste considerazioni, mi spiace molto per la mancata candidatura di Daniele Viotti. Con molta convinzione avevo firmato per la sua candidatura. La presenza personale fisica degli omosessuali militanti - e non solo quella delle loro battaglie che hanno fatto crescere la cultura dei diritti civili - avrebbe avuto una specifica importanza.

Lotteremo con loro e per loro, ma la presenza diretta avrebbe avuto un altro significato.

In attesa della decisione di Monti

Sbaglia D'Alema a porre la questione morale di una eventuale candidatura di Monti a capo di un pull di liste. Più cauto e politico Bersani ma comunque - visto che continua ad usare come ventriloquo stefano Fassina (non credo possa parlare contro il volere del segretario) - non riesce a celare lo stupore e il fastidio per il nuovo fronte competitivo che si apre.

Il memorandum che Monti proporrà a tutte le forze politiche si propone come un "memento" che vale per tutti e per un non breve periodo di tempo.

Finora Berlusconi, dopo aver gigioneggiato e farseggiato con la candidatura Monti gli ha opposto l'insultante "diventerai un piccolo politico" e ha risposto con la ridicola proposta dell'abolizione dell'IMU. Populismo sfrontato ma profondamente incarnato. La faccia peggiore della destra Italiana.

Io preferirei un'alleanza preventiva con Monti, che comunque sarà l'alleato obbligato del dopo elezioni.

Motivazioni della mia ricandidatura



Ho valutato l'opportunità di ricandidarmi a queste elezioni politiche. La mia attività parlamentare non è stata lunghissima e con interruzioni: ho fatto complessivamente nove anni in parlamento. Spero che la mia candidatura possa essere utile.

Ritengo che il gruppo parlamentare piemontese debba fare un'offerta politica la più ricca possibile : in piedi ci sono molte aspirazioni politico culturali.

Credo che il processo di riforme che abbiamo avviato con Monti sia un processo molto serio, strutturale, epocale e vada continuato.

La sfida del Partito Democratico di essere un grande partito a vocazione maggioritaria , un partito di governo, ha subito numerosi stop and go, per l'orientamento multiforme dei gruppi dirigenti, ma soprattutto per la durezza della crisi, per cui il PD tende a rispondere più immediatamente alle esigenze dei ceti sociali colpiti, talvolta smarrendo la profondità della sfida riformatrice.
Mi sono candidata perché penso che la passione civile non abbia limiti di età e sono certa di avere ancora l'età per poter fare qualcosa di buono.

Se vorrete votarmi vi ringrazio, se non vorrete votare me, votate comunque una donna che sia politicamente molto autonoma e motivata .

L'erba voglio

L'erba voglio non cresce solo nel giardino del re… Ma anche in quello spazio grigio e confortante che si chiama "deroghe del PD".

Il nostro è uno statuto assurdo: prevedere che la deroga sia una richiesta individuale (come si trattasse di bambini capricciosi) e non vagliata seriamente dagli organismi dirigenti.
Il Segretario non si assume nessuna specifica responsabilità. Chi vuole resta, se c'è posto, chi non vuole se ne va.

Accade così il paradosso che per senso di responsabilità non ci siano più Veltroni, D'Alema, Morando, Livia Turco, Anna Serafini, Cabras e tanti altri che sono stati e sarebbero ancora colonne dell'attività legislativa e simboli politici, mentre altri restano.

A parte Bindi e Finocchiaro, secondo me, molti di questi nomi potevano essere discussi e a molti di quelli che se ne sono andati il Segretario avrebbe dovuto  chiedere di restare.

Per questo ho votato contro.
Sono una di quelli che non hanno accettato il gioco dell'erba voglio.

Berlusconi pirandelliano e fantasie in casa nostra

Fuoco di tutti contro la discesa in campo di Berlusconi. Se lo merita. Il PDL ha scelto l'attacco sbracato, vile, populistico al portato del governo Monti.



Se ieri potevo fare questo commento sul gran ritorno populista contro l'anno del governo tecnico e contro Monti in particolare, oggi et volilà con un'acrobatica piroetta Berlusconi cambia registro e dice che non si candiderà se Monti deciderà di guidare insieme il PDL, i neomoderati e la Lega. Bum, uno nessuno centomila. Berlusconi sempre più pirandelliano gioca ad occupare comunque la scena.
Facciamo bene noi ad ignorarlo e a proporre riforme vere. Il cuore di questa campagna elettorale sarà lo scontro tra populismo e riformismo.
Occorrerà guadagnare una chiarezza cartesiana per separare analisi, diagnosi, proposte.

La direzione PD che si terrà lunedì e martedì si preannuncia complicata. La fantasia al potere crea anche a casa nostra qualche singolare effetto. In molti paesi del mondo il segretario del maggior partito candidato a premier si fa ulteriormente legittimare con elezioni primarie. Questo l'abbiamo fatto anche noi con l'elezione di Prodi, Veltroni, Bersani. Anche se in modi confusi, volevamo tendere a questo risultato: far eleggere ai cittadini il candidato premier di coalizione o di partito.

In nessun paese del mondo invece il gruppo parlamentare viene scelto in 48 ore, con fantastiche primarie sotto capodanno e con un meccanismo simile alle preferenze. Proprio in nessun paese del mondo, qualunque sia il suo sistema politico istituzionale.
Capiamo tutti i vantaggi e i rischi: forse ci sarà una quota interessante di rinnovamento, ma c'è il rischio di non commisurare la funzione parlamentare al difficilissimo momento di transizione e forse di governo che ci aspetta. Non si può attraversare un ponte sopra un fiume gonfio ed impetuoso con la serena leggerezza del "chi capita capita".

Pericoloso il ritorno in campo di Berlusconi

L'intervista rilasciata ieri da Veltroni al Corriere della Sera mi sembra la riflessione più matura sul portato delle primarie interne del Pd e sullo stile con cui dovremo affrontare l'imminente campagna elettorale, attenti a non cadere nella vecchia trappola del vecchissimo Berlusconi.

La Direzione Provinciale PD di Torino di venerdì sera ha avuto invece un andamento del tutto diverso: troppa animosità, poca consapevolezza che il Pd è grande e resterà grande - se continuerà a giocare con le due punte Renzi e Bersani, generica percezione del senso provocatorio ma molto pericoloso del ritorno in campo di Berlusconi.

Siamo troppo tranquilli, ci sentiamo la vittoria in tasca, e non riusciamo a capire che il Senato potrà essere ancora una grande roulette. Interessanti in proposito i dati dei seggi al Senato pubblicati dal Sole 24 Ore.

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Venerdì 26 febbraio 2016
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Presiede: Magda Negri

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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