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Magda Negri

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Questione di feeling

Da iscritta al partito avrei accolto con molto piacere alla Festa dell'Unità di Torino, città della Fiat e del lavoro, sia Airaudo, sia il ministro Fornero. Spero si possa rimediare a quelle che sembrano assurde discriminazioni. Il Pd è naturalmente il luogo dove si confrontano opinioni, progetti e programmi diversi e, sopratutto, il Pd è il partito che sostiene lealmente e convintamente il governo Monti, ministro Fornero compreso. Non temiamo il confronto, anche duro, e dialettico con tutte le idee. La direzione politica non è questione di feeling.

Rispettiamo Vendola: né il personaggio né la sua cultura politica sono facilmente assorbibili

Fioroni oggi su L'Unità sostiene due ipotesi apparentemente contraddittorie: da una parte dice di non proporsi né di sognare una sintesi tra democratici SEL dentro un unico contenitore di sinistra, dall'altra, esattamente al contrario, afferma che chi sostiene l'ipotesi di un scioglimento di SEL nel PD enuncia la sola evoluzione plausibile.

È quindi spianata per Fioroni la via della omologazione di SEL nel riformismo democratico, dopo il consapevole abbandono dell'antagonismo sociale e dell'antiglobalismo. 

Una via diritta e piana, dunque, anzi una discesa.

Presumo invece che sarà una salita di penultimo grado. E non se ne vede la fine.

I rischi di un PD bicefalo

Sottopongo alla vostra attenzione due articoli di oggi: Il dilemma dei centristi di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera e Se i partiti vivono in un mondo sparito di Ilvo Diamanti su Repubblica.

Concordo con la preoccupata analisi di entrambi: io penso e sono esplicita che Bersani abbia sbagliato, nel presentare il suo decalogo, a siglare un patto privilegiato con Vendola, pur tentando di isolare l'IDV.

In nessun modo si può pensare, come dice Panebianco, che il futuro governo possa reggersi su due gambe, una che vuole andare ad est e l'altra ad ovest. La prima quasi una riedizione della sinistra storica, con il PD e Sel, con programmi economici affini a quelli della CGIL, che ridiscuterà l'agenda Monti, la seconda fatta da Casini e schegge moderate che dovrebbe farsi erede dell'agenda Monti.
Mi viene alla mente un'immagine cruenta: quella del supplizio in cui il prigioniero viene squartato da due cavalli che lo tirano in direzioni opposte.

Stiamo sbagliando anche nel linguaggio, ad archiviare il termine "democratici" a favore di "progressisti" e "sinistra riformista".

Un centro montiano e una sinistra classica non raggiungeranno la massa critica per reggere la sfida dell'anno prossimo e l'ultimo consiglio BCE ha detto chiaramente che l'integrazione fiscale, economica, monetaria camminerà con le gambe delle riforme verificabili e i mercati non faranno sconti ai giochi politici.

Ha davvero ragione Ilvo Diamanti:

Le ipotesi di cui discutono i partiti e i leader risultano, per questo, inattuali. Come le mappe storiche che colleziono, disegnano confini e paesi che non esistono più […] Dopo Monti sono cambiate le mappe e le bussole della politica e del paese. Siamo entrati in un'epoca geopolitica diversa.

Perché esternalizzare le istanze più riformiste?



Mi sono chiesta perché Bersani abbia voluto presentare una piattaforma programmatica così generica, un elenco di parole a cui corrispondono deboli intenzioni di azione politica.
Mi sono anche chiesta perché il soggetto di questo lavoro politico fossero i democratici progressisti, che poi dovrebbero aprirsi a forze di centro.
Ma chi sono i democratici progressisti? Il PD più Vendola? Perché le istanze più radicali. più riformiste devono essere esternalizzate, messe fuori? Cos'è diventato il PD? Pensiamo che questa offerta politica possa vincere la crisi italiana? Spero riusciremo a correggere questa impostazione.

Semipresidenzialismo: giornate problematiche

Giornate molto problematiche: abbiamo fatto la riunione del gruppo e abbiamo votato con solo pochissimi contrari - tra cui io - di continuare la strategia aventiniana di non presentarci in Aula mentre il centro destra vota la riforma costituzionale che, anche grazie alla nostra assenza, è passata liscia.

Aveva più senso che stessimo in Aula
, anche senza votare, e su articoli decisivi, come l'articolo 9, che introduce il semipresidenzialismo, facessimo un grande discorso storico-costituzionale.

Questa strategia dell'assenza è stata però proposta senza provocazioni perché abbiamo voluto enfatizzare, per contrasto, la necessità di discutere la spending review: in modo un po' surreale in Aula si procede con la riforma costituzionale, mentre tutta la discussione sulla spending review è costretta nella commissione bilancio e poi arriverà la fiducia.
Davvero una asimmetria che non tiene conto della priorità sociale all'attenzione del Paese. Il giudizio del gruppo sulla spending review è poco informato, la materia è solo padroneggiata dai membri della commissione bilancio. Continuiamo a cercare scorciatoie e a non voler bere l'amaro calice.

Ma se non si trovano in pochissime settimane i soldi che la spending review cerca un po' qua un po' là, anche con tagli lineari, non ci saranno le risorse per i terremotati, per pagare gli esodati, per bloccare l'aumento dell'IVA ad ottobre. Non si è ancora capito che la campana suonerà per tutti.

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Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
Via Alfieri 15
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Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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