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Magda Negri

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Logistica degli affetti da gestire

L'altra notte, a casa del papà di una mia amica di Novara, 97 anni e fragilissimo, sono arrivate da Leopoli una giovane donna e una bimba di 5 anni, dopo 40 ore di viaggio
La badante convivente con l' anziano signore è la mamma e aspettava naturalmente l'arrivo della figlia a e della nipote.
La casa è piccola e la persona malata ha bisogno di cure e tranquillità.
Non sono vaccinate, ma provvederanno.
La mia amica si è offerta di pagare per un po' un residence, ma sono spaventate.. cercano calore umano.
Il residence lo sentono come freddo e strainante.
Adesso cercano una soluzione comune con altre donne ucraine, Vogliono stare insieme ai loro connazionali.
La chiesa ortodossa locale si prodiga, in collegamento con Polizia e Asl.
La mia amica è lacerata tra un empito fortissimo di solidarietà e la preoccupazione per la serenità e la salute del vecchio padre malato.
C'è una complicata logistica degli affetti da gestire, dal momento che il riavvicinamento avverrà in grande misura con familiari che sono badanti conviventi, senza una casa propria.
 

Sempre 8 Marzo

Bene, quest'anno la mimosa me la vado a comperare io, da sola, nel magazzino che vende concimi, prati artificiali e patate da seme.
Ha anche qualche piantina...
Non rinuncio al simbolo gentile della festa delle donne.
Anche in mezzo ai lutti d'Europa e qualche anno prima ai lutti dell'Irak, dei Balcani e ancora, perduranti, dell'Afganistan o della lontana Birmania.
La guerra colpisce più crudelmente donne, bambini, vecchi.
Cosa nota, ma noi avvertiamo di più i drammi delle persone che ci sono geograficamente e culturalmente più prossime.
Sono sicura che le donne e le famiglie italiane saranno in prima linea nell'accoglienza di questo fiume di famiglie ucraine in fuga. Diciamo famiglie, ma sono quasi sempre solo donne che tengono per mano un bimbo e un trolley.
Siamo formichine coraggiose.
Perchè formichine?
Ho dato un'occhiata alle moltissime iniziative di questi giorni a Torino e nella sua area metropolitana.
Non c'è consiglio comunale, associazione, collettivo che non diventi protagonista sul lavoro femminile, contro la violenza, sull'educazione tecnologica delle ragazze..
Formichine coraggiose.
Costruiamo le civiltà.
Abbraccio idealmente tutte le amiche e le compagne con cui vorrei essere oggi.
Sempre 8 Marzo.
 

Tutti vogliono tutto

Sono le 3 del mattino.
Penso di aver ascoltato quasi tutto di questa interminabile giornata di negoziati plurimi.
Ha ragione il generale Mini.
Tutti vogliono tutto.
Nessuno è disposto a rinunciare a nessuna proposta del suo programma.
Trattative false, minate da altri obiettivi.
Domani entra in scena la Cina.
Vedremo.
Intanto cresce il martirio dei civili.
Prepariamoci almeno ad accoglierli con generosità, per un periodo speriamo breve.. durante la ricostruzione fisica e morale della loro patria.
Buona notte.
 

Restiamo vigili, aiutiamo, speriamo

Oggi sopra Perosa Argentina, la cascata della Pissa, solo un filino d'acqua ma un panorama di pietre e rocce potente.
Poi si torna a casa e si resta invasi dal dolore dei profughi ucraini, la cui evacuazione diventa più difficile, e si sente il Sottosegretario di stato americano ipotizzare che alla resistenza ucraina potrebbe aver bisogno di aerei.
Da combattimento, si intende, non da ricognizione.
Dopo l'invio di missili anticarro etc., giustamente decisi dagli Stati europei, la partecipazione attiva alla guerra si dilata.
Anche i soggetti della trattativa possibile si moltiplicano.
Non solo gli Europei, ma anche la Turchia e Israele.
Restiamo vigili, aiutiamo, speriamo.
 
 

Sciopero del gas

Molto concreta e utile questa proposta di Europa Verde.
Ridurre di 2 o 3 gradi il riscaldamento delle nostre case per non finanziare la guerra di Putin.
Per ogni grado diminuito si risparmierebbe fino al 6/7 %.
Sciopero del gas.
 

Negoziare, trattare sempre, fare presto

Sembra che in queste ore pomeridiane si aprono spazi della trattativa.
Non importa il punto di caduta...
Si può trattare sempre e intanto gli eserciti possono rallentare, se non fermare l'azione militare.
Credere nella trattativa deve diventare una forza morale.
La stessa forza che dimostra la resistenza civile delle città, la stessa forza che vediamo nella compostezza e civiltà di questo fiume di esuli, in fuga con vecchi, bimbi... stringendo in braccio gli animali amati: gatti e cagnolini.
Negoziare, trattare sempre, fare presto.
 

Riflessione di Kissinger, tratto dal Washington Post

Giungono notizie sempre più tragiche dal fronte ucraino: aumentano le vittime civili, si bombardano strutture di telecomunicazione, addirittura sarebbero usate le bombe a grappolo.
La reazione europea è stata, come ha detto Draghi, pronta e forte, e la decisione di inviare armi ai combattenti ucraini di fatto fonda il nucleo della futura difesa europea.
Tutto è cambiato in pochissimi giorni e l'appassionata partecipazione di tutti i popoli e tutte le forze politiche europee alla causa dell'Ucraina rende il confronto con la Russia di Putin drammaticamente diretto e stiamo diventando "co-belligeranti" per la causa dei diritti dei popoli, per la democrazia e la libertà.
Ho appena sentito l'appassionato discorso di Zelensky al Parlamento Europeo.
Non sappiamo come si svilupperà la guerra.
Pubblico questa riflessione di Kissinger, tratto dal Washington Post, che mi è stata inviata da un gruppo di discussione molto attivo sull'Ucraina.
"PUBLIC discussion on Ukraine is all about confrontation. But do we know where we are going? In my life, I have seen four wars begun with great enthusiasm and public support, all of which we did not know how to end and from three of which we withdrew unilaterally. The test of policy is how it ends, not how it begins.
Far too often the Ukrainian issue is posed as a showdown: whether Ukraine joins the East or the West. But if Ukraine is to survive and thrive, it must not be either side’s outpost against the other – it should function as a bridge between them.
Russia must accept that to try to force Ukraine into a satellite status, and thereby move Russia’s borders again, would doom Moscow to repeat its history of self-fulfilling cycles of reciprocal pressures with Europe and the United States.
The West must understand that, to Russia, Ukraine can never be just a foreign country. Russian history began in what was called Kievan-Rus. The Russian religion spread from there. Ukraine has been part of Russia for centuries, and their histories were intertwined before then. Some of the most important battles for Russian freedom, starting with the Battle of Poltava in 1709, were fought on Ukrainian soil. The Black Sea Fleet – Russia’s means of projecting power in the Mediterranean – is based by long-term lease in Sevastopol, in Crimea. Even such famed dissidents as Aleksandr Solzhenitsyn and Joseph Brodsky insisted that Ukraine was an integral part of Russian history and, indeed, of Russia.
The European Union must recognize that its bureaucratic dilatoriness and subordination of the strategic element to domestic politics in negotiating Ukraine’s relationship to Europe contributed to turning a negotiation into a crisis. Foreign policy is the art of establishing priorities.
The Ukrainians are the decisive element. They live in a country with a complex history and a polyglot composition. The Western part was incorporated into the Soviet Union in 1939, when Stalin and Hitler divided up the spoils. Crimea, 60 per cent of whose population is Russian, became part of Ukraine only in 1954 , when Nikita Khrushchev, a Ukrainian by birth, awarded it as part of the 300th-year celebration of a Russian agreement with the Cossacks. The West is largely Catholic; the East largely Russian Orthodox. The West speaks Ukrainian; the East speaks mostly Russian. Any attempt by one wing of Ukraine to dominate the other – as has been the pattern – would lead eventually to civil war or breakup. To treat Ukraine as part of an East-West confrontation would scuttle for decades any prospect to bring Russia and the West – especially Russia and Europe – into a cooperative international system.
Ukraine has been independent for only 23 years; it had previously been under some kind of foreign rule since the 14th century. Not surprisingly, its leaders have not learned the art of compromise, even less of historical perspective. The politics of post-independence Ukraine clearly demonstrates that the root of the problem lies in efforts by Ukrainian politicians to impose their will on recalcitrant parts of the country, first by one faction, then by the other. That is the essence of the conflict between Viktor Yanu­kovych and his principal political rival, Yulia Tymo­shenko. They represent the two wings of Ukraine and have not been willing to share power. A wise U.S. policy toward Ukraine would seek a way for the two parts of the country to cooperate with each other. We should seek reconciliation, not the domination of a faction.
Russia and the West, and least of all the various factions in Ukraine, have not acted on this principle. Each has made the situation worse. Russia would not be able to impose a military solution without isolating itself at a time when many of its borders are already precarious. For the West, the demonization of Vladimir Putin is not a policy; it is an alibi for the absence of one.
Putin should come to realize that, whatever his grievances, a policy of military impositions would produce another Cold War. For its part, the United States needs to avoid treating Russia as an aberrant to be patiently taught rules of conduct established by Washington. Putin is a serious strategist – on the premises of Russian history. Understanding U.S. values and psychology are not his strong suits. Nor has understanding Russian history and psychology been a strong point of U.S. policymakers.
Leaders of all sides should return to examining outcomes, not compete in posturing. Here is my notion of an outcome compatible with the values and security interests of all sides:
• Ukraine should have the right to choose freely its economic and political associations, including with Europe.
• Ukraine should not join NATO, a position I took seven years ago, when it last came up.
• Ukraine should be free to create any government compatible with the expressed will of its people. Wise Ukrainian leaders would then opt for a policy of reconciliation between the various parts of their country. Internationally, they should pursue a posture comparable to that of Finland. That nation leaves no doubt about its fierce independence and cooperates with the West in most fields but carefully avoids institutional hostility toward Russia.
•It is incompatible with the rules of the existing world order for Russia to annex Crimea. But it should be possible to put Crimea’s relationship to Ukraine on a less fraught basis. To that end, Russia would recognize Ukraine’s sovereignty over Crimea. Ukraine should reinforce Crimea’s autonomy in elections held in the presence of international observers. The process would include removing any ambiguities about the status of the Black Sea Fleet at Sevastopol.
These are principles, not prescriptions. People familiar with the region will know that not all of them will be palatable to all parties. The test is not absolute satisfaction but balanced dissatisfaction. If some solution based on these or comparable elements is not achieved, the drift toward confrontation will accelerate. The time for that will come soon enough."
• Kissinger was secretary of state from 1973 to 1977. The article was first published in Washington Post.
 

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Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
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Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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