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Magda Negri

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Solidarietà e Cultura

Domenica 13 gennaio
Centro d'Incontro
Corso Belgio 91 Torino

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Liste PD: sbagliato non riconoscere il pluralismo politico



Ricordate questi nomi: Enrico Morando, Giorgio Tonini, Magda Negri, Stefano Ceccanti, Salvatore Vassallo, Marilena Adamo… Questi sono i senatori che hanno promosso due convegni sull'agenda Monti, che si sono battuti per continuare la stagione delle riforme, per il collegio uninominale e una riforma semipresidenziale dello stato.

Insomma, sono senatori che hanno assunto una soggettività politica molto forte, molto esplicita. Alcuni di loro avevano molti anni di attività parlamentare e quindi giustamente non si sono più ricandidati. Altri, tra cui io, si sono candidati alle primarie, hanno avuto discreti risultati ma non hanno vinto.

Molti di questi - e alcuni giovani di valore come Antonio Funiciello - sono stati proposti da noi per il cosiddetto "listino blindato" del segretario. Ieri, quando abbiamo chiuso le candidature, non c'era nessuno che rappresentasse la dimensione socialista liberale, riformista che è stata caratterizzante del nostro lavoro.

Per questo faccio una critica politica perché non riconoscere il pluralismo politico nel gruppo parlamentare è stupido e politicamente controproducente.

Riflessioni sparse sulle primarie dei parlamentari in Piemonte

1. L’esito delle concentratissime primarie per i parlamentari (sbagliate definirle cos’, si è trattato di un voto a preferenza doppia su lista chiusa diretto a una base elettorale di stretta appartenenza) è stato giustamente valorizzato per i suoi aspetti innovativi di età e di genere che qualificheranno almeno per un decennio i gruppi parlamentari del centro sinistra. Una innovazione di lunga durata. Il Piemonte ha confermato questa tendenza
 
2. Ad una considerazione più ravvicinata, per quanto riguarda le dinamiche interne di partito si è assistito al “liberi tutti…competition is competition” con un eccesso di autotutela del gruppo dirigente e delle correnti più organizzate, con una desertificazione monopolistica di alcuni territori e, visti i molteplici abbinamenti uomo – donna sono verificate le combinazioni più varie, apparentemente non coerenti. Insomma abbiamo tutti fornicato un po’, ma nulla è stato lasciato al caso.

3. Trovo molto positivo che nella cintura torinese sia naturalmente riemersa la tendenza a rifare il collegio uninominale luogo di forza e di riconoscibilità politica dai territori. In questo senso non parlerei di “pericoli localistici” che hanno appesantito il voto.

4. Il lavoro dei deputati e dei senatori uscenti non ha in nessun modo pesato, non è stato considerato un contributo collettivo per il partito. Prendere atto di questo implica una doppia conseguenza. Non ci sono più i criteri di una volta per selezionare gli eletti al parlamento del PD ma nemmeno ci sono più i gruppi dirigenti di una volta, la cui funzione era scegliere, mediare, fare sintesi, garantire un quadro di pari opportunità, nell’interesse generale del partito. Cosa rimane della funzione dirigente?Cosa rimane delle funzioni cosiddette centrali (segreteria federale e regionale, responsabili di organizzazione….)? Sembra profilarsi un ruolo meramente strumentale, servente rispetto a logiche di gruppo, corrente, singoli e aggressivi protagonisti politici. “Ex facto oritur ius”: se questa è la costituzione materiale del PD sarà piuttosto inutile mantenere la struttura pesante e costosa del partito tradizionale. Pensiamoci per il prossimo eminente congresso

5. Il problema politico principale: tutta la grande stampa di opinione analizzando la soggettività politica degli eletti sottolinea uno spostamento non ti tipo social democratico ma da sinistra social democratica dell’asse politico programmatico del PD che sarebbe divenuto una sorta di “Cosa quattro”, con una torsione ancora più parasindacale e una sorta di cinghia di trasmissione alla rovescia: non più dal partito al sindacato, ma dal sindacato – CGIL al partito. Se così fosse, se fosse soffocato il pluralismo del PD, la sua funzione rinsecchirebbe insieme ai voti. La rosa dei candidati piemontesi mi sembra ricca e plurale, ma la campagna elettorale è cominciata con questo segno. Il Piemonte non è come Torino e la concorrenza delle liste Monti è una cosa seria.

6. Da ultimo il ruolo dei candidati nazionali. Ho votato tranquillamente il regolamento della direzione nazionale ma solo “facendo” ci siamo accorti che era troppo contradditorio applicare da una parte la rivoluzione protestante (i sottoposti alle primarie) e dall’altra mantenere vescovi e cardinali assisi nel Concilio di Trento. Per i candidati nazionali cerchiamo almeno di importare quelli in grado di arricchire l’offerta politica del partito piemontese uscito dalle primarie.

La vecchiaia non esiste

Due nitidi ricordi di Rita Levi Montalcini, che ci ha lasciato.

Era il 2007, al Senato il Governo Prodi teneva la maggioranza con le unghie e con i denti per un solo voto e dipendeva vitalmente dalla presenza dei Senatori a vita. Lei non mancava mai: entrava, fragilissima, appoggiandosi al braccio di un giovane commesso, con quel sorriso impenetrabile alle offese, alle urla e agli insulti dei Senatori di Forza Italia e delle Lega Nord. Le urlavano di cambiarsi il pannolone e, talvolta, le tiravano addosso fascicoli e dossier. Ma lei, impassibile, votava. 

Sempre nel 2007 festeggiai con lei, insieme a tutte le senatrici del PD,  l'8 marzo. Ci parló della sua giornata tipo, di come viveva: poco cibo, poche ore di sonno, molte ore di studio e ricerca, moltissimo rigore intellettuale. Era felice della sua vita, una vita eccezionale, e ci disse che si puó restare attivi sempre, ricercare sempre e che la vecchiaia non esiste.

La vecchiaia non esiste. Punto.

GRAZIE

Grazie a tutti gli iscritti ed elettori del Partito Democratico che ieri hanno scritto il mio nome sulla scheda, dando prova di fiducia nei miei confronti e, di conseguenza, verso la proposta politica di innovazione riformista che cerco di rappresentare.

Non facendo parte di nessuna corrente organizzata interna al Partito, né a livello nazionale, né a livello locale, ed avendo da sempre sostenuto posizioni di minoranza, a partire dai miglioristi del PCI fino ad arrivare al PD (ad eccezione della parentesi veltroniana), penso che questo gruzzolo di voti abbia un significato politico da non disperdere.

In bocca al lupo alle new-entries, soprattutto a quelle rosa!

Buon inizio di 2013, ci sarà da lavorare!

Buone primarie… E ora concediamoci un po' di politica!

Cari amici e compagni,

Voi tutti che avete avuto la pazienza di seguire le mie elucubrazioni su questo sito: prendiamoci una pausa e concediamoci cinque minuti di alta politica.

Mentre noi tutti candidati ci affanniamo a presentarci con le proposte future e il lavoro svolto, il quadro politico è in rapida evoluzione: la destra populista di Berlusconi che si alleerà certamente con Lega, Storace ecc. è in relativo recupero. Non una valanga, ma un processo molto rapido. Allo stato attuale è molto incerta la vittoria al Senato, che dipende tutta da Lombardia, Veneto e Sicilia. Fra due mesi non sarà garantita una piena governabilità, anche se il PD avrà un ottimo risultato.

Non sono certa che nasceranno le liste Monti ma sono sicura che se si creerà in qualche modo un centro innovatore che farà riferimento a lui. L'agenda Monti sarà lo spartiacque per la politica e per i programmi. Si potrà convergere od opporsi, confrontarsi o evitarla, comunque non la si potrà ignorare.

Tenacemente abbiamo voluto rilanciare questa riflessione sul Corriere della Sera di oggi noi, un gruppo di parlamentari che abbiamo vissuto giorno per giorno, sostenendo il governo Monti, quanto è difficile consolidare un percorso riformista, contro le lobbies, contro il peso del passato.

Riguardo le primarie l'ordine del giorno è questo: non illudiamoci.
Buone primarie… E incominciamo a parlare di politica!

Lettera Corriere della Sera

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Orgogliosa di partecipare, ecco mio impegno in Senato

Sono orgogliosa di partecipare alle prime elezioni Primarie per la selezione dei Parlamentari ed è un fatto politicamente significativo che il Partito Democratico sia stato il primo a promuoverle nel nostro Paese.

Come sempre accade quando si sperimenta qualcosa di nuovo, lo strumento appare imperfetto: le primarie, generalmente usate in competizioni tra due candidati alla stessa carica monocratica, si sono trasformate nella più tradizionale e italica prassi basata sull'uso delle preferenze. Il tutto in poco tempo e sotto l'albero di Natale.

Come dicono i saggi, peró, "Meglio che niente!". Abbiamo voluto la bicicletta e pedaliamo. Io, almeno, pedalo, giudicando negativamente la scelta della Direzione Nazionale Pd di riservare 120 seggi in Parlamento ad una schiera di ottimati, che attendono comodamente seduti a bordo campo che la partita tra noi giocatori si chiuda.

Mi ricandido perché sono profondamente convinta che l'Italia abbia bisogno di un ciclo di Governo riformista
, lungo almeno due legislature, per risolvere problemi strutturali ormai incancreniti. Il Governo Monti ha tracciato uno spartiacque e ha segnato un cambio di passo. Le riforme delle pensioni e del mercato del lavoro del Ministro Fornero possono certo essere migliorate, ma da queste non si torna indietro. Le politiche del rigore finanziario e del contenimento della spesa dovranno tradursi in vantaggi per il mondo del lavoro, dell'innovazione e della ricerca.

Il PD è chiamato a una grande sfida. La fine di Berlusconi lascia dietro di sé un campo di macerie popolato da soggetti politici populisti, che rischiano di spingere il Paese verso il baratro del passato e della crisi. Sembra di capire che intorno a Monti si coagulerà un centro innovatore sui temi economici, competitor del PD in campagna elettorale, non oppositore, mi auguro, dopo il voto.

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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