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Magda Negri

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Io sto con Mattarella  

 Ho trovato estremamente opportuno politicamente il monito di Mattarella a non esagerare con la polemica antieuropea. La minaccia di Renzi di non votare il bilancio europeo rischia  di determinare  la classica situazione in cui (come diceva Gian Carlo Paietta) si può cadere vittime della propria propaganda.

Ma più che Renzi mi ha impressionato una recente intervista su La 7 del ministro Calenda, super manager ex montiano. Calenda ha sostenuto che:

  1. Il Re è nudo, il fiscal compact di fatto non esiste più perché  tutti gli Stati europei lo violano e la Germania stessa non rimedia al surplus di bilancio.
  2. La politica migratoria è un evidente fallimento e il migration compact italiano non ha avuto la sufficiente attenzione
  3. I programmi di sviluppo di Juncker sono inadeguati
  4. Il trattato commerciale con il Canada è stato bocciato perché i socialdemocratici tedeschi avrebbero imposto che fossero i singoli Parlamenti nazionali a votarlo e non il Parlamento europeo: una vallone si trova sempre.
  5. Il processo di unione bancaria è stato bocciato dalla Germania.

 

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In morte di Dario Fo

Vidi per la prima volta Dario Fo con il suo” Mistero Buffo” in una fabbrica occupata di Novara nel ‘67/’68 e poi a Milano dove frequentavo l’Università persi pochi dei suoi spettacoli. Vis comica pura, un mostro della comunicazione.

Ho poi conosciuto approfonditamente sua moglie Franca Rame in Senato dal 2006-2008. Era con Di Pietro, sempre rigorosissima negli interventi e nel lavoro d’aula pur facendo fatica perché aveva problemi di vista: i suoi grandi occhiali scuri non erano solo un particolare estetico. Sempre donna bellissima, solo un po’ curva, mangiavamo spesso insieme e parlava con ironia e immenso affetto di quel suo marito, compagno, amante, fratello ecc. Difficile convivere con Dario Fo.

Quando Franca è morta, incontrai Dario Fo  sul treno Torino-Milano, in seconda classe, con due giovani assistenti, una grande sciarpa rosa, sembrava sereno e io non ho avuto il coraggio di presentarmi a lui e dirgli che avevo conosciuto bene Franca. L’ho visto poi in televisione nella sua ultima appassionata battaglia politica. E’ stato un uomo che non ha mai smentito se stesso, ma penso che dopo la morte di Franca anche  lui fosse un po’morto dentro.

Addio Dario.

La “poltroncina” della politica estera di sicurezza e di difesa comune.

 

Fantastico il nostro Lotti! In un impeto polemico contro D’Alema ha dichiarato che l’attuale politica di per il NO è motivata solo dall’odio e dal rancore per non avere avuto da Renzi la “poltroncina di consolazione di commissario per  gli affari esteri e politica di sicurezza e difesa comune nonché vice presidente della Commissione Europea.

Mi immagino i risolini oggi alla Commissione , al Parlamento Europeo e nelle principali cancellerie d’europa. Mentre L’Europa rischia di disgregarsi e il Governo italiano insieme a quello tedesco punta sulla politica estera di difesa comune come perno di una ricostruzione unitaria, uno degli uomini più vicini a Renzi definisce questo ruolo “poltroncina consolatoria”. Questo accade quando le polemiche interne e nel caso un’evidente superficialità storico-culturale condizionano l’obiettività del giudizio.

Quanto a D’Alema io penso che ora sia in profonda contraddizione con il suo decennale lavoro per la riforma istituzionale ed elettorale ma che l’obiettivo fondamentale suo sia quello non di far cadere, ma di indebolire fortemente  il Governo Renzi , che credo continuerà a combattere le prossime scadenze congressuali. Pare di capire che D’Alema non condivida quasi nulla della politica economica e istituzionale dell’attuale Segretario e anche qui io vedo vistose contraddizioni con l’ispirazione politica programmatica di Massimo D’Alema.

Ma tant’è, se facciamo volare gli stracci in casa PD cerchiamo di evitare che la polvere arrivi fino a Bruxelles o a Berlino.

Comunque, fantastico Lotti e la sua “poltroncina”.

Le cose da fare ora

Terminato bene il Festival provinciale c’è ora un grande lavoro da fare per illustrare una difficile legge di bilancio in gestazione, organizzare la campagna referendaria e preparare il Congresso provinciale anticipato, come secondo l’impegno preso dagli organismi dirigenti a maggioranza dopo la sconfitta elettorale. Dall’onestà intellettuale e dal rigore con cui affronteremo questa grande mole di lavoro dipenderanno tante cose a Torino e alle prossime elezioni amministrative in Piemonte. Spero che sarà un lavoro fatto insieme da tutto il Partito e dall’ opinione pubblica che guarda a noi in modo ancora più esigente.

Passaggio

E’ stata un’estate tragica: il terrorismo che ha colpito Nizza, il Bangladesh e tante località europee, lo scontro fra i treni di Andria, la tragedia del terremoto.

Errori umani, problemi irrisolti, catastrofi naturali che richiedono un’offensiva della politica di prevenzione e cura del territorio di qualità, della Pubblica Amministrazione, delle infrastrutture di trasporto e una specie di allenamento anche psicologico di fronte alla sfida del micro terrorismo dell’ISIS che, scacciato dai principali teatri di guerra, non rinuncerà ad insediarsi in Europa.

Il referendum, la nuova legge di stabilità, i nuovi equilibri europei (voto presidenziale in Austria, referendum in Ungheria) disegnano scenari politici che possono essere alternativi. Riformismo vuol dire anche stare in queste contraddizioni e cercare di volta in volta il punto di equilibrio più avanzato, ma siamo ben consapevoli che è una fase politica che non sta suscitando passioni positive, entusiasmi, ma spesso mobilitazioni difensive. In un clima che i politologi chiamano “democrazia del sospetto”.

Le responsabilità che- al netto della catastrofe naturale- emergeranno sui 20 anni di interventi di ricostruzione mal fatti, adeguamenti sismici insufficienti del Centro Italia e la durezza dell’intervento politico della magistratura sono un terreno di prova per riconquistare un minimo di fiducia tra i cittadini e la politica, perché si ha la tragica sensazione non tanto della corruzione possibile, ma della non conoscenza, della leggerezza, dell' insensibilità che intere generazioni di amministratori e di burocrati potrebbero avere esercitato senza sentirsi davvero protettori e custodi della loro comunità.

Il passaggio oggi annunciato (articolo su La Repubblica di oggi) del governo dalla politica dei bonus incentivanti alla politica di esaltazione e rafforzamento dei fattori della produttività non consentirà sconti o facili scorciatoie.

Anche su questo i cittadini misureranno il loro rapporto con le Istituzioni democratiche.

 

La crisi organizzativa del PD: due analisi a confronto

I due articoli che segnalo di Gianni Cuperlo e Antonio Funiciello, sembrano molto diversi, ma in fondo non è così. Affrontano la crisi organizzativa del PD che alla lunga può diventare crisi politica. L’analisi è identica, cioè di un partito che rischia di diventare una somma di comitati elettorali. Diverse sono invece le soluzioni al problema.

Per Cuperlo potrà essere un partito degli iscritti al progetto, per il mio amico Antonio si tratta di organizzare un campo politico come previsto dallo statuto del 2007 che metta insieme la forza degli elettori delle primarie, la nuova risorsa di coloro che hanno finanziato il PD sottoscrivendo il 2x1000 dei loro redditi, forme plurime, leggere di militanza come sarebbe avvenuto nella campagna elettorale amministrativa di Milano. La natura della leadership dovrebbe unificare tutti questi punti di forza e Antonio guarda- con me- con ammirazione alla forza dei partiti e insieme delle Istituzioni Amministrative. Su questo punto però dovremmo approfondire meglio: il Lazio non è il Kentucky e credo sia finita per sempre l’epoca dell’esterofilia dei modelli importati. Però c’è un ulteriore e più serio problema. Perché le proposte così ben disegnate di Antonio che sono già tutte, da 9 anni, nello statuto del PD non sono state in alcun modo sperimentate e nessuno ci ha lavorato? Perché, avendo la maggioranza, non abbiamo messo a disposizione dei partiti italiani, qualora lo volessero, una legge vera e ufficiale sulle primarie eligibile in caso di brogli e incompetenze? Qualora disponessimo in modo scientifico di una vera e propria banca dati, chi la userebbe in uno stato di tale divisione del Partito?Ecco quindi che il problema del “soggetto politico” evocato da Cuperlo incombe sul “campo politico” alimentatore di tante potenzialità che Antonio vorrebbe strutturare.

Se manca una comune fiducia, una comune strategia, il senso di una comune missione, nessuno muove il primo passo. In otto anni non l’ha fatto nessuno e anche Renzi su questo terreno non ha iniziativa, non ha passione, forse non ha nemmeno idee.

 Consiglio la lettura di:

Il nuovo centro-destra

L’inchiesta di Enzo Risso direttore scientifico di SWG ieri sull’Unità ci aiuta a capire un po’ anche come e perché sono andate le vicende del secondo turno a Torino. Vale a dire secondo numerosi ricercatori sociali, il centro-destra cosiddetto di una volta, liberale, grande, moderato e insieme con elementi di conservazione, praticamente non esiste più. Si è appannata l’etichetta identitaria, la base elettorale del potenziale centro destra non ha più caratteristiche liberaldemocratiche, ma, al Nord, è attratta da un nuovo principio politico identitario, quello che chiamano il pivot attrattivo : “Prima gli italiani””Contro gli immigrati” “cotro la globalizzazione cattiva e difficile”, un sentimento antieuropeista, anti-euro, anti-tasse, con pulsioni patriottiche. Al Sud invece ritorna una sorta di ribellismo rabbioso insieme a ricerche di tutela sociale classiche, un antistatalismo antico, la voglia di buttare tutto all’aria. Insomma, aspettando una nuova leadership, la base sociale del centro-destra è radicalmente cambiata, ha un umore nuovo, un umore vero, gretto, populista puro. Secondo me tutto questo c’era già nel blocco berlusconiano, ma diciamo era tenuto insieme da una rete politica più classica. Se è così il tentativo benemerito di Parisi di ridare all’Italia un soggetto politico liberal democratico conservatore alla Sarkozy diciamo, non sembra tanto facilmente percorribile. Se è così è possibile che , se non cambia la legge elettorale, il nostro competitore sarà il 5Stelle e se resta così, se non cresce una nuova cultura politica nel Centro Destra, i rischi che Torino si amplifichi a livello nazionale, sono, secondo me, piuttosto seri.

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Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
Via Alfieri 15
Torino

Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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