header

Magda Negri

header

Il contributo di Walter Veltroni

Veltroni sviluppa sull’Unità delle riflessioni molto importanti, dispiace che le sviluppi solo oramai come moral suasion e non come dirigente in prima persona, ma tant’è…Sono suggerimenti che, personalmente, ritengo di dover accogliere. Lui sviluppa cinque punti sulla questione della non guerra di religione, sul ruolo importantissimo svolto da Papa Francesco, sui confortanti dati economici che non ci fanno esaltare, ma comunque ci confortano, ma specialmente su un punto lo ritengo decisivo. Riflettendo, come tutti noi abbiamo cominciato a fare, sugli esiti della convenzione di Filadelfia dei democratici e sulla capacità di sintesi e di innovazione programmatica di questo partito, Veltroni suggerisce un’analisi significativa. Ha ancora senso dire che il PD può vincere al Centro quando c’è una riclassificazione dei ceti sociali, quando il populismo incalza, quando si sentono gli effetti della crisi, quando si confondono pericolosamente le nozioni di destra e sinistra? Walter risponde no, non solo. Certo, bisogna portare una parte del centro su posizioni progressiste, ma il problema è quello di una società nuova, e pone la questione che, come la sinistra del Novecento liberò l’uomo  dallo sfruttamento del lavoro e pose come centro del suo impegno la liberazione, la giustizia sociale, ora il tema fondamentale della sinistra di questo secolo è aggredire la povertà e la precarietà, dare sicurezza sociale, cambiare la società della precarietà che semina paura e tensione.

Leggi tutto...

Ti piace vincere facile…Il nuovo terrorismo

Tutto potevamo pensare, le alleanze trasversali tra le vecchie  e le nuove strutture terroristiche, l’organizzazione più o meno molecolare di cellule e covi, ma certo appare cosa del tutto nuova questa famelica assunzione da parte dell’ISIS di giovanissimi squilibrati, disperati o appartenenti a famiglie medio borghesi, da indottrinare via web rapidamente  e da lanciare in suicidi/omicidi narcisistici nella terra degli infedeli.

Messa così la sfida della de radicalizzazione del controllo preventivo quasi da vicinato è un’azione primaria ma ci sono troppi pesci nel mare e l’odio della cultura jihadista è una forma specifica di scontro di civiltà,

Sono pessimista sulle nostre possibilità di controllo. Ringrazio Papa francesco che sente gli effetti drammatici dello scontro di civiltà e d religione già sperimentati nei secoli e allontana ogni fede e ogni dio da questo gorgo di interessi di Stati, di strumentalizzazioni tra sunniti e sciiti, di strascichi della guerra dell’Occidente nel Medio Oriente in Iraq ecc.

Sono rimasti quei burloni de Il Foglio a voler scherzare col fuoco, ad invocare la critica che Benedetto XVI a Ratisbona mosse all’Islam in quanto tale, insieme ad affilare i file e gli studi universitari per invocare la razionalità dell’Occidente contro la barbarie dell’Islam, distogliendo lo sguardo dalle decine di migliaia di vittime musulmane che le Jihad e DAESH hanno trucidato.

Referendum: come incominciare

Sono contenta che la battaglia referendaria si sia messa finalmente sui binari giusti, si stia spersonalizzando e che specialmente il Presidente della Repubblica spinga per una grande, bellissima, libera discussione di merito, ma purtroppo non vedo intorno a questo nostro proposito quello stato sorgivo, quella passione unitaria che animò i Comitati Prodi. Eppure noi vorremmo la libertà di tanti comitati dalla struttura molto simile a quella dei comitati Prodi, che animassero il confronto, l’organizzazione specialmente verso i cittadini non già politicizzati, non già convinti, ma spettatori un po’ distratti di una scelta democratica che deve riguardarli.

Spero che dopo la pausa estiva troveremo il passo giusto per questa bella battaglia democratica.

Come diceva Veltroni…

Considero molto importante questa intervista a Walter Veltroni specialmente nella sua riflessione finale quando afferma che per la sinistra riformista non bastano più buoni provvedimenti e buoni programmi, ma ci vuole l’idea di una società nuova, un’appassionante speranza, un’idea di libertà e giustizia sociale adeguata a questo tempo difficile, alla globalizzazione, alla nuova rivoluzione informatica.

La caratteristica di Walter Veltroni di credere nella forza evocativa delle parole e delle passioni e il suo coraggio di guardare ai nuovi soggetti della trasformazione in Italia e in Europa, mi ha sempre fatto pensare che fosse lui il dirigente giusto intorno a cui costruire il progetto del PD.

Purtroppo dopo la sconfitta del 2009 non ha avuto la forza di continuare e lo ritengo responsabile, purtroppo, di aver consentito il deragliamento di un progetto fortissimo. Non considero né Bersani né Renzi capaci della stessa visione, della stessa sintesi unitaria, di quell’empatia naturale che intorno a Veltroni saldava il popolo democratico.

Non mi considero orfana, ma non mi racconto favole consolatore sullo stato attuale del PD.

Come molti, rubando le ore al sonno, ho cercato di seguire su Rai News 24 la convenzione democratica di Philadelfia. Confesso di essere rimasta impressionata dalla forza di discorsi di Sanders e Obama e di invidiare molto la tenuta e la forza politica del bipolarismo americano. Sanders sembra sia stato ostacolato in tutti i modi dall’establishment democratico ed è stato contestato dalla parte più radicale e intellettuale dei suoi giovani sostenitori, ma è riuscito a condizionare in senso sociale il programma di Hillary e ha difeso l’unità del partito come un leone.

Leggi tutto...

La ricreazione è finita, mantenere la calma (Keep calm)

 La recentissima e molto ritardata Direzione Nazionale del PD che ha deciso di non decidere (si veda il post sul profilo Facebook di Emanuele Macaluso, del 5 luglio) e dove ognuno ha recitato una parte prefissata, sembra già superata dai fatti e da un confuso dibattito sotterraneo. Nella Direzione, Renzi , forse illuminato dall’analisi dei flussi dei voti dal Centro destra al M5S, ha mitigato  il suo primo giudizio sulle vittorie dei 5Stelle come voto non di protesta, ma di ricerca del nuovo (giudizio a caldo che ora il Mov5Stelle sta sfruttando per autocelebrarsi), ma ha relegato al caso per caso ( e quindi non leggibile numericamente) l’esito di almeno due anni di voti amministrativi. Troppo poco. Renzi ha giustamente rivendicato il peso specifico dei vari provvedimenti economici  del Jobs Act e ha respinto ogni prospettiva di neoassistenzialismo, ma fatica a comprendere  (ed io con lui) perché la percezione di massa del tanto lavoro riformista fatto sia così labile, fragile e i cittadini ci oppongano di più la sensazione del disagio, dell’impoverimento temuto, del lavoro che cresce poco. Ci sono cose oggettive che vanno “tarate” nella nostra polemica.

La produttività del sistema Italia resta bassa;  il PIL cresce troppo poco per riassorbire il debito in un contesto internazionale di crisi economica, in un’Europa a rischio di disgregazione. Assistiamo ad una accelerazione nuovissima. Questo non può non influire sui risultati del nostro governo, sulla missione, sulla narrazione, sulla selezione e aggiornamento dell’agenda politica. Renzi ne ha consapevolezza? Da due anni operiamo in una sorta di “riformismo di guerra” con una maggioranza parlamentale risicatissima  e un vergognoso trasformismo parlamentare che ha costretto a votare la riforma elettorale e costituzionale non solo a maggioranza, ma col voto di fiducia. Due anni di prove di forze, di cui credo fossimo consapevoli, ma che volevamo accompagnare  ad una grande offensiva di persuasione, di spiegazione  di coinvolgimento che, a giudicare dai risultati delle amministrative e dai sondaggi, non ha ancora “pagato” elettoralmente.

Leggi tutto...

Eterogenesi dei fini e l’ombra dei populismi

Oggi si insedia la Giunta del nuovo sindaco di Torino: meritano gli auguri di buon lavoro. Ereditano una città ottimamente amministrata, una città sana, quindici anni senza uno scandalo, caratterizzati da una politica di alto livello culturale e da una diffusa intellettualità disposta a collaborare per il bene comune, da cittadini che, pur nella crisi, chiedono ai nuovi amministratori di continuare e migliorare il lavoro già fatto.

Le vicende delle elezioni amministrative italiane che hanno cambiato il quadro politico nazionale sono state seguite dalla Brexit, rivelatasi una sorta di palla di neve che, ingrossandosi, è destinata a generare effetti geopolitici importanti. Il cinismo di Cameron, Boris Johnson, rischia di favorire un dramma continentale dal punto di vista finanziario e non solo di cui la stessa Inghilterra credo si stia pentendo. Spinte nazionaliste e centrifughe stanno scuotendo la Scozia e l’Irlanda e viene messa in discussione la stessa unità nazionale.

Ora sembra che tutto si riduca, per l’ Inghilterra,  a ridefinire le condizioni di uscita dall’Europa, i tempi, le norme commerciali ecc., ma non è così. L’Inghilterra sarà come la Norvegia? Se sì, dovrà partecipare al bilancio comunitario ed accettare la libera circolazione delle merci e delle persone, ma è proprio sulla questione dell’immigrazione che si è verificata la frattura Inghilterra- UE.

Leggi tutto...

Chi sono i 5Stelle? Grande confusione

Oggi in Gran Bretagna si mette alla prova l'ideologia nazionalista e antieuropea di Nigel Farage, Beppe Grillo, Alternativa per la Germania ecc.

Non è vero che il nostro è un tempo privo di ideologie. Di quelle novecentesche forse, ma il tempo della globalizzazione difficile e della lunga crisi economica ha generato in Europa più che altrove, le due ideologie dominanti del "sovranismo" e del "nuovismo". Ideologie facili, prêt-à-porter, poco impegnative.

Faccio queste riflessioni perché mi stupisce la piega che sta prendendo il dibattito dopo il ballottaggio delle amministrative.

Facendo zapping tra i vari talk show, scopro per caso che il grande sociologo il prof. Luigi Bobbio considera Chiara Appendino la reincarnazione di Valentino Castellani ossia espressione di una sinistra nuova, che Michele Migliano, governatore della Regione Puglia, definisce il Movimento 5Stelle la sinistra che noi avremmo voluto essere. Che Davide Serra, giovane star del capitalismo finanziario, avrebbe voluto Appendino e Raggi nel PD; che la vice presidente della Regione Emilia Romagna, la prof.Elisabetta Gualmini, presidente della Fondazione di ricerca "Istituto Carlo Cattaneo", se fosse stata a Torino, avrebbe avuto molti dubbi se votare Fassino o Appendino.

Parlo di esponenti, alcuni di "sinistra sinistra", altri ultras renziani. Ma il risultato non cambia: non contano i programmi, le sfide vinte e quelle impostate, la natura di un movimento che è unico sia al centro che nelle città. Basta una narrazione lieve, il non conflitto e la non proposta, volti accattivanti sospinti da una ferrea organizzazione oligarchica ma che sta dietro le quinte.

Grande confusione, pessima politica.

Cerca nel sito


Podcast

Appuntamenti

Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
Via Alfieri 15
Torino

Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

Leggi tutto...

Videoblog



Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

Ultime da Facebook

Il mio partito

Partito Democratico