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Magda Negri

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Veltroni: NO al partito della nazione

È utile leggere l’Unità sempre, soprattutto di domenica per il fondo di Veltroni.

Walter è tornato a parlare di politica in senso stretto e proprio. Il tema che ha posto è un chiaro NO al partito della Nazione e no all’accoglimento di ceto politico disperato proveniente dal centrodestra.

Mantenere alto il profilo di un centrosinistra, riformista, radicale e di governo. Recuperare tutti gli elettori che stanno passando dal PD al Movimento 5 stelle.

Non so se è condizionato dal clima di Roma, ma certo è un problema nazionale di cui discutere.

Almeno, così io l’ho interpretato.

Consiglio la lettura di:

Riforma del partito e primarie

Riforma del partito: mi sembra che il gruppo nazionale stia lavorando bene. Bene le eliminazioni delle primarie per l’elezione dei segretari regionali se non sono contemporaneamente candidati alla presidenza della regione, bene l’albo degli elettori e il regolamento delle primarie.

Sarebbe ancora meglio - abbiamo la maggioranza alla camera e al senato - varare una legge vera e propria sulle primarie per cui abbiamo una ormai conclusiva elaborazione. Non obbligherebbe nessuno se non i partiti che decidono di avvalersene. Forse se ci fosse stata non avremmo perso la Liguria e Napoli.

Finanziaria: gufi, pavoni e struzzi

Per questa finanziaria incominciano ad emergere non solo gufi ma anche pavoni e struzzi. Esagera Bersani ad appellarsi all’articolo 53 delle Costituzione per la non progressività delle aliquote ma certo non è utile e questo continuo trionfalismo di Renzi e dei suoi ministri sulla immodificabilità del testo proposto. Viviamo nella pratica viva la dialettica tra partito di governo e partito degli iscritti e delle associazioni.

Molti economisti hanno criticato - a ragione - la dilatazione dell’uso del contante e l’abolizione della tassa sulla casa, tanto per il monolocale quanto per la villa patrizia sui colli. Rifiutare queste critiche è segno di arroganza e di ingenuità. La finanziaria tiene l’asse della riduzione fiscale ma procede a zig zag in cerca di facili consensi popolari. Non mancano provvedimenti utili sulle università, sulle partite iva, sull’agricoltura, e forse va stoppata in tempo la polemica sull’assenza degli investimenti nel sud.

Ma a parer mio il problema fondamentale non sta in questi specifici provvedimenti. Qui entrano in campo gli struzzi. Ci sono interi allevamenti di struzzi, con la testa nella sabbia. Non si accorgono che per la seconda volta variamo una finanziaria in deficit, con la differenza rispetto all’anno scorso che non siamo più in recessione, le performance della nostra economia sono positive e rinunciamo contro ogni indicazione del fiscal compact a mettere un po’ di fieno in cascina; facciamo deficit che non serve ad invertire il ciclo sfavorevole e facciamo una manovra prociclica che asseconda una tendenza già in atto.

Tutto il contrario di quello che dice l’Europa, per la quale l’eventuale allentamento del Patto di Stabilità flessibile nei tempi difficili per l’economia deve poi essere recuperato quando le cose vanno bene, con comportamenti ancora più virtuosi. Aumentiamo il deficit, rendiamo più arduo il miglioramento del debito, affidato solo al recupero di produttività e alla ripresa dell’inflazione. Padoan è un grande ambasciatore nel mondo dell’economia, Renzi gioca a fare Tsipras nel campo riformista ma l’Europa vigila e se ci concederà altri margini non previsti vorrà recuperare nel prossimo anno.

Urge un dibattito nel governo e fra l’opinione pubblica riformista che dovrebbe sostenerlo su cosa davvero chiediamo all’Europa, come intendiamo la flessibilità e che eredità di debito siamo sisposti a far gravare sulle spalle delle nuove generazione.

Unioni civili e dintorni

Meglio fare slittare di qualche mese questa legge che farci sopra indecorosi pasticci. Maria Elena Boschi non è stata avventata, ha espresso una posizione giusta e lineare, ma il PD ha dovuto cedere temporaneamente sotto la strumentale pressione di area popolare - Ncd - che sta cercando non un casus belli ma una bandiera identitaria per un elettorato in crescente diminuzione.

La cosa più rilevante è però l’intervento a gamba tesa del vaticano e dei vescovi. Con toni felpati ma senza sconti il governo è stato accusato di stravolgere i valori comuni sulla famiglia. Potrebbero prepararsi altre grandi manifestazioni.

Non ripetiamo gli errori di qualche anno fa, la legge attuale è il minimo sindacale, non bisognerà mollare. L’intervento delle gerarchie cattoliche - ingenuamente rimosso da alcuni - ci ricorda come davvero poco sia cambiato in Italia sui problemi nuovi diritti e che i laici hanno il dovere culturale politico e morale di non mollare.

Il dopo Marino

Ormai liberi da "servo encomio" e da "codardo oltraggio", i giudizi su Marino diventano più equanimi e dubitativi.

Trovo di alta moralità le parole del prefetto Gabrielli che, riconoscendo l’onestà politica, l’impegno controcorrente e il coraggio programmatico del sindaco, condivide però la scelta delle dimissioni per la vicenda scontrini.

Solo così possiamo salvare il buono dell’esperienza Marino e appoggiare la sua sofferta decisione di non farsi massacrare dagli osti romani. Ma mi restano molti dubbi sui tempi e i modi di conduzione delle dimissioni.

Comunque, se il sospetto di irregolarità basta a far dimettere assessori sindaci e sottosegretari, Renzi sia coerente e cominci a stilare un adeguato elenco.

Appunti di inizio settimana

Do quasi per certo che la Direzione troverà una soluzione alle forme (plurali probabilmente per ogni regione) dell’eleggibilità dei futuri senatori. Le funzioni accresciute del Senato profilano comunque un gran pasticcio, un appesantimento inutile. Bisognava scegliere la semplice forma del bundesrat e dare così senso nuovo e vero alla seconda camera.

Ho partecipato ieri all’iniziativa finale di Left Wing, la corrente dei giovani che si sono staccati dalla sinistra congressuale. Francamente mi ha stupito la polemica del ministro Orlando contro il pensiero unico dell’austerità e del liberismo che avrebbe caratterizzato la fase precedente a Renzi. Ci sono molte strategie politiche sotto la coperta unica del renzismo. Senza Monti saremmo finiti in default.

Grazie ai sacrifici fatti dagli italiani (diversamente dai greci) adesso ci si può allargare nell’uso del deficit e del debito. Attenzione a non allargarsi troppo come Draghi ci ha ammonito in questi giorni.

Ripresa d'attività

La ripresa d’attività è segnata dalla massima incertezza: fallito il vertice europeo di ieri sulla gestione dell’immigrazione dopo l’eccezionale apertura di Angela Merkel. Assoluta incertezza sulla riforma del Senato, dove le entusiastiche rassicurazioni sui numeri di Renzi ricordano numerosi precedenti di numeri mal calcolati ai tempi del governo Prodi. Per fortuna le cose in economia sembrano andare meglio ma ovviamente i tempi di ricaduta sulle famiglie e sui singoli non è immediato.

Sembra crescere dai sondaggi l’astensionismo e l’antipolitica, nonostante lo sforzo riformatore del governo. Bisogna interrogarsi con sincerità sui motivi di questo contesto di attesa e di scetticismo e affrontare il futuro con realismo, senza proclami, illusioni, enfasi di un uomo solo al comando.

Sono abbastanza soddisfatta del Festival provinciale dell’Unità a Torino, dove ho coordinato il coccardaggio. Credo che i guadagni andaranno bene, andranno bene anche se non è stata una festa di popolo ma una festa per militanti ed eletti, un po’ casalinga. Troppi dibattiti, troppo micro-dibattiti costellati da due-tre momenti di riflessione più “macro” sulla finanziaria e sulle prospettive politiche. Comunque abbiamo mobiltato tutto il mobilitabile, senza escludere nessuno.

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Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
Via Alfieri 15
Torino

Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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