l confronto sui dati ISTAT sul mercato del lavoro italiano come sempre continuerà “polarizzato”.
Più lavoro.. ma cattivo.. concentrato su fasce d’eta mature etc.. il gender gap anche fra i laureati, per le opposizioni.
Oppure, per il governo, eccellenza italiana che insieme alla tenuta del bilancio distingue positivamente l’Italia in Europa.
Difficile una sintesi che dia conto del paese reale che cambia.
Sono cambiati anche i lavoratori.
Faccio 3 piccoli esempi che riguardano giovani donne a me vicine..
Una mia amica quarantenne, laureata, preferisce dividersi tra piccole consulenze e lavori stagionali estivi, piuttosto che accedere alle graduatorie scolastiche o tentare qualche concorso pubblico, che vincerebbe facilmente.
Un’altra, un poco più anziana, esperta in comunicazione e superlaureata con vari master .. percorre lo stesso cammino.
Qualsiasi lavoro, anche il più precario, pur di non accedere a un lavoro subordinato.
Cercano un lavoro autonomo.
La figlia di una mia conoscente termina ora il periodo di maternità e si licenzierà dal Ssn per lo stesso obiettivo.
Essere una partita Iva.
Una trentenne, abile operaia da 10 anni presso una grande impresa della piana pinerolese, non ha resistito un secondo alla proposta della direzione.. (evidentemente cercano manodopera ancora più giovane), ovvero accettare il licenziamento, Naspi, liquidazione regolare, ricca buonuscita aggiuntiva.
Vuole aprire un negozio di estetica.
Genitori perplessi.. io con loro.. lei felicissima.. anzi entusiasta.




