Bossi se ne è andato.
Da molto tempo il silenzio era caduto su di lui.
I nomi e i volti di molti politici che strepitano ogni giorno sui social svaniranno nell’oblio della cronaca e della storia, ma il nome di Umberto Bossi resterà.
Nel ‘94 alla Camera lo conobbi personalmente.
Un leader naturale.
Che non ha continuato o fatto evolvere partiti e culture politiche di appartenenza, ma ne ha fondate di nuove.
Ha raccolto un popolo del Nord del paese fatto di artigiani e lavoratori dipendenti e colto le moderne contraddizioni di un paese che unito fino in fondo non è stato mai.
Ha fondato il mito della Padania, e con Miglio e la teoria delle macroregioni collegate all’Europa coltivava in nuce il più grave attacco alla Unità Nazionale.
Bossi aveva il fuoco dentro.
La passione per una causa (giusta o sbagliata che fosse) che riscriveva la storia del Paese cui voleva dare un altro destino.
In Bossi non c’era Cattaneo.
C’era Miglio..
Forse simile agli indipendentisti catalani.. ma voleva staccare un terzo del paese.
Non sbagliò del tutto D’Alema a definire la prima Lega “costola del movimento operaio”, perché socialmente lo era, ma il progetto finale di Bossi era incompatibile con la funzione nazionale della classe operaia guadagnata nella Resistenza e con la Costituzione.
Bossi fu un capo carismatico e brutale.
Una volta per errore passai vicino alla riunione del gruppo della Camera della Lega mentre era in corso.
Erano i giorni roventi del ‘95, quando Bossi ruppe con Forza Italia e portarono poi al governo Dini.
Qualche parlamentare resisteva ad aprire la crisi e lui rispose con la famosa frase scagliata contro il suo gruppo “Voi siete per la Lega solo carne da macello”.
Nessuna scissione dalla Lega, ebbe mai fortuna.
Antifascista, gestì con sapienza l’architettura berlusconiana nei collegi uninominali nel Sud e nel Nord, quando Fini imprimeva la sua svolta all’Msi.
Non amava la magistratura.
Il primato del partito e della politica aveva in lui tratti profondamente illiberali.. quasi stalinisti.
Ma c’è chi scrive e studia la Storia e chi la fa.
Umberto Bossi, uomo del popolo, ha fatto la Storia, ha posto alcune fondamenta della seconda Repubblica.
Per i suoi epigoni.. una vicenda minore.




