E adesso parlino i pedagogisti e gli insegnanti, i più autentici protagonisti della didattica, dei processi di apprendimento degli allievi non italofoni nella scuola pubblica del nostro Paese.
Ci dicano loro come stanno andando davvero le cose, come si procede di anno in anno ..se le materie scientifiche sono analogamente compromesse rispetto a quelle umanistiche se non si parla bene l’italiano, dove incomincia e finisce la discriminazione nell’approfondimento.
Forse non basta dire “stranieri”.
Mi sembra ovvio che allievi che parlano a casa spagnolo o rumeno sono più facilitati nelle nostre aule rispetto a quelli che parlano arabo o lingue slave.
Forse bisogna lavorare sia sulla percentuale di presenza sia sui ceppi linguistici.
Forse il problema è più acuto nelle medie e nelle superiori che nelle elementari.
Per soluzioni ragionevoli manca finora nel dibattito pubblico la voce più importante.
Quella degli insegnanti.
Può aiutare.
Aspettiamo.




