Imperdibile questa riflessione di Adriano Sofri.. davvero imperdibile.
Ho scoperto chi era il Katanga.. come sospettavo..
“I vecchietti e le bandiere
Benché se ne sia detto molto, torno sull’episodio bolognese del “vecchietto con la bandiera europea-italiana-ucraina” e del suo buttafuori. Se ne conoscono nomi e cognomi, Tino Ferrari e Giacomo Marchetti, e professioni – docente in pensione l’81enne, militante di Cambiare Rotta e giornalista di Contropiano il 52enne. E circostanze: una manifestazione di PaP e Usb per il 25 aprile, concomitante con quella dell’Anpi, cui Ferrari era diretto, trovandosi sulla strada quell’altra parte di manifestazione, strada pubblica. Piazza dell’Unità. Gli è stato fisicamente impedito il passo, salvo che ammainasse le sue bandiere, cioè quella ucraina. Dopo aver sostenuto le sue ragioni, Ferrari ha ceduto al divieto di transito di Marchetti e dei suoi compagni adiacenti. Ci torno per fatto personale, perché non posso fare a meno di immaginare di trovarmi nella situazione del vecchietto, così descritto soavemente da cronache e commenti, del quale sono nettamente più vecchio. Non sono attivo come sbandieratore, ma all’occorrenza non esiterei a sventolare una bandiera ucraina. Il professor Ferrari ha ragionevolmente cambiato strada quando ha temuto di trovarsi di fronte a persone disposte a sopraffarlo fisicamente. Io non posso essere certo di che cosa avrei fatto al suo posto, ma qualcosa mi dice che non sarei stato così ragionevole. La scena del centro di Bologna, dove non si perde neanche un bambino, era di quelle che fanno vergognosamente auspicare l’arrivo di Clint Eastwood. Così infatti una miriade di commenti: “L’avessi fatto a mio nonno, ti farei passare la voglia una volta per tutte”, e simili. Io non avrei mai chiamato mio nipote né un altro parente, né l’ha fatto il professor Ferrari. Però non avrei voluto rassegnarmi ad andare via, senza costringere il vietatore volontario a misurarsi con le conseguenze della sua pretesa. Avrei cambiato strada più probabilmente se mi fossi trovato davanti un fascista dichiarato, e con la stessa disparità di stazza. Il fatto è che Giacomo M. stava proteggendo il suo territorio dalla profanazione di un vessillifero del noto nazismo ucraino. Ho scorso il suo curriculum. Un articolo che elogia il bel romanzo di Francesca Melandri sul razzismo colonialista italiano, “Sangue giusto”. Scommetto che non ha apprezzato il successivo romanzo di Melandri, “Piedi freddi”, avrebbe imparato che “la Russia” nelle nostre inveterate espressioni – la “campagna di Russia”, la “ritirata di Russia”, era per lo più Ucraina. Che Putin “è solo l’ultimo capo di stato russo che vede l’Ucraina come una moglie fedifraga che vuole abbandonare il tetto coniugale, e che non va solo riportata a casa, ma anche dissuasa una volta per sempre dal riprovarci – per questo l’ha invasa”. Che “rossi e bruni apparentemente divergono nella visione della società ma sono fraterni compagni di strada nell’unica cosa a cui tengono davvero: combattere le democrazie occidentali”. Su Contropiano, Marchetti pubblicò un appassionato resoconto di viaggio in Corea del Nord, concluso con una stretta al cuore: “La nostra decadente ‘civiltà’, dopo il viaggio in Corea del Nord, per me ha assunto il profilo di una follia insopportabile”. Ieri, solidale col suo collaboratore, “Contropiano” ha dichiarato: ” Vogliamo dire chiaramente che sosteniamo senza se e senza ma il nostro Giacomo Marchetti e apprezzeremo sempre chi, nelle piazze o nell’informazione, fa chiarezza su chi siano i nemici principali dell’umanità”. Così il mite professor Ferrari è promosso a nemico principale dell’umanità, per giunta senza se e senza ma.
Il mio fatto personale, oltre alla fragile vecchiaia. Sento dirmi pressoché quotidianamente, dai famigerati quattro anni a questa parte – ma molto prima, dagli anni ’90 della ex Jugoslavia, e prima ancora… – di aver tradito gli ideali della mia gioventù, di aver rinnegato eccetera. Gli ideali della mia gioventù, salve contingenti specificazioni, erano di stare dalla parte dei poveri, e prima di tutto sventare il rischio di diventare ricco, e di stare dalla parte della libertà, a qualunque costo: ci sono riuscito, al di là dei miei stessi meriti. Ma alla mia gioventù, quella personale e quella felicemente collettiva di alcuni anni, apparteneva anche decisamente una idea del mondo che mi avrebbe portato senz’altro a solidarizzare con l’Ucraina contro la Russia, e che mi portò a solidarizzare con le Ucraine di allora contro l’URSS, così come con i Vietnam e i Cile di allora contro gli Stati Uniti e così via. E con la Polonia di Gdansk e degli operai dell’acciaio di Nowa Huta, devoti com’erano alla Madonna nera di Chestochowa. E dei cittadini della Germania dell’Est che votarono coi piedi, e di corsa. Altri devono spiegare la loro mancata solidarietà con la difesa degli ucraini, per non dire della loro inaudita tenerezza per lo stato di polizia russo.
Marchetti, cui auguro di restare cent’anni in forma come si è mostrato, deve avere un’affezione fedele alla Russia, forse in memoria dell’Ottobre, o della Madre di Gor’kij, o dei piani quinquennali, e senz’altro della battaglia di Stalingrado e dei garibaldini di Pyongyang in Ucraina. Forse pensa anche lui che una parte dell’Italia, e specialmente i suoi rinnegati, siano malati di russofobia. Forse andrebbe anche lui a dirlo da Soloviev.
Forse mi avrebbe arrestato, me e la mia bandiera antinazionalista ucraina. Ma la mia è una fantasia inutile. Se davvero si sia pronti a immaginare qualcosa che non può succedere, allora ci si spinga fino al nocciolo della cosa. Si immagini il risoluto Marchetti e la sua fedeltà alla Russia starsene di sentinella lì a Bologna, in piazza dell’Unità, e vedersi arrivare con una doppia bandiera russa e ucraina un nemico principalissimo, un tipo non vecchio come Ferrari e me, non minuscolo come me e Ferrari, un tipo aitante e sicuro, come chi arrivi da un altro mondo: Aleksej Naval’nyj.”




