Ieri all’Ufficio postale per spedire cibo ad Amendolara a una mia vicina che si occupa di una nidiata di gattini.
Mi colpisce una signora vestita pesante, trascurata, quasi calva, che non riesce ad aspettare in coda e si agita.
Da sola.
E’ lucida, ma si capisce che non sta bene.
In altri contesti la definirebbero una barbona.
Le lascio il mio posto per vederla più tranquilla.
Parliamo, cerca di mandare una piccola somma di denaro alla figlia per il suo compleanno, 25 anni, che abita con il fratello a Bruxelles.
Parla un italiano perfetto e cerca affannosamente nella borsa un documento perché lei è “amministrata” nel senso che avrà un amministratore di sostegno.
Con fatica ce la fa.
Le impiegate delle poste sono comprensive.
Mi dice che a Bruxelles ha 2 figli che studiano all’Università.
Secondo lei paga tutto lo Stato: casa, mantenimento, tasse universitarie.
Non chiedo.. anche se mi sembra strano tanto welfare.
Preferisce che studino a tempo pieno per laurearsi presto.
E’ orgogliosa che siano mussulmani, come il padre, che però è uscito dalle loro vite.
Naturalmente continuo a non chiedere…e lei continua a dire che grazie all’educazione islamica i suoi figli sono cresciuti “dritti”, pieni di valori e rispettosi dei loro doveri.
Mi congratulo con lei .. che si iĺlumina.
E’ contenta per la chiacchierata.. orgogliosa di aver potuto parlare dei suoi figli.
E’ una donna colta.. gentile.. consapevole della sua malattia.
Quale, poi?
Mi chiedo, andandomene..
Forse solo quella di una vita andata storta.
E forse ora nessuno si cura di lei.. se non solo l’amministratore di sostegno.



