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Magda Negri

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Europa, 6 giugno 2009 - Vinti e vincitori - Paolo Natali - Mancano ormai poche ore al voto.

Un giorno e mezzo di attesa e poi le prime proiezioni dell'istituto Dinamiche ci diranno chi ha vinto e chi ha perso. Ma, come sempre, più dei risultati elettorali veri e propri, conteranno le aspettative generate dai sondaggi degli ultimi mesi per proclamare i reali vincitori e perdenti.

Perché ormai tutti lo sanno: il confronto non verrà effettuato sulla base dei risultati delle scorse politiche, o europee, ma su ciò che le rilevazioni demoscopiche ci hanno raccontato del periodo successivo a quelle consultazioni. Che il Pd non ripeterà la performance del 2008 è una cosa arcinota; il suo calo di consensi, di almeno 5 punti, è stato ratificato e digerito dalla maggior parte dei commentatori e degli stessi uomini politici. Che la Lega stia veleggiando ben oltre il suo precedente 8 per cento è un dato suggerito da molti dei sondaggi effettuati nell'ultimo anno.

Per "leggere" correttamente ciò che uscirà dalle urne, in questi due giorni di voto, è allora opportuno tener conto in prima battuta delle aspettative legate ai consensi per ciascuno dei partiti in lizza. Soltanto il confronto con le attese della vigilia ci potrà illustrare correttamente il reale andamento delle consultazioni europee. Come ben ci ha dimostrato la situazione creatasi soltanto 3 anni fa: allora, come tutti ricordiamo, l'Unione di Prodi vinse di qualche migliaio di voti sulla coalizione di Berlusconi; un risultato per certi versi trionfale, considerando che nelle precedenti politiche il centrodestra, al proporzionale, aveva superato la parte avversa di almeno 8 punti di scarto.


Se si fossero paragonati solamente i due risultati "ufficiali", noi tutti avremmo parlato di un successo incredibile di Prodi, di un recupero quasi impossibile in un'Italia elettorale così tendenzialmente (e "leggermente") fedele. Eppure, i commenti del giorno dopo sottolineavano unicamente la grande rimonta finale di Berlusconi, trasformando insomma quello straordinario recupero di 8 punti in una sorta di quasi-sconfitta. Attenti ai sondaggi!, dunque, come argomento nel piccolo pamphlet appena uscito in libreria.

Vediamo allora come accostarci ai prossimi risultati elettorali, tenendo ben a mente le aspettative della vigilia.
Nella "schedina elettorale" pubblicata qui a fianco ho brevemente inserito, per ciascun partito, 3 termini di paragone per giudicare positiva, intermedia o negativa la loro performance.
Cominciamo dalla forze di governo.

Il Pdl potrà cantare effettivamente vittoria se sarà in grado di superare la fatidica soglia del 40 per cento, mentre il suo risultato non potrà che venir giudicato negativamente se resterà sotto il 38 per cento. Per la Lega l'asticella vittoriosa è posta al 10 per cento, laddove un risultato simile alle scorse politiche, sotto il 9, non sarebbe positivo. Ingiudicabile il Movimento di Lombardo, che in questa occasione si è alleato con la Destra di Storace, non permettendo dunque confronti puntuali.

Tra le forze di opposizione, il Pd potrà essere contento se riuscirà a prendere almeno il 28 per cento dei consensi, mentre un risultato al di sotto del 26 rappresenterebbe la goccia per una possibile forte crisi interna. Il partito di Di Pietro, che aveva ottenuto quasi il 5 per cento lo scorso anno, non può che migliorare di almeno un paio di punti per cantare vittoria, viste soprattutto le percentuali che gli vengono accreditate da molti mesi a questa parte. L'Udc di Casini è in una situazione simile all'Italia dei Valori, benché i sondaggi pre-elettorali non siano stati nel tempo così positivi: ma soltanto superando il 7 per cento potrà considerarsi soddisfatto.

Tra gli attuali partiti "extraparlamentari", i due di sinistra (i comunisti uniti da una parte e la nuova formazione capitanata da Vendola dall'altra) sarebbero ovviamente molto felici se oltrepassassero la difficile soglia di sbarramento del 4 per cento, ma potrebbero anche "accontentarsi", visto il risultato del 2008, restando entrambi tra il 3 ed il 4: sarebbe un segnale che unendosi, potrebbero forse in un futuro prossimo riconquistare un posto al sole nella politica italiana.
Non ci resta ora che aspettare. E buon voto a tutti!

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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