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Magda Negri

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IL GRANDE ASSENTE ALLE PRIMARIE di: Francesco Vella Data: 11.10.2007 -

http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000046.html

Nel dibattito intorno alle elezioni primarie del partito democratico è rimasto in ombra l'aspetto principale sul quale l'assemblea costituente dovrà pronunciarsi: lo statuto. E' invece importante discutere delle regole. Che dovrebbero essere semplici, chiare ed efficaci, soprattutto sulle questioni del codice etico, della struttura organizzativa e della gestione finanziaria. E non solo perché da queste norme potrà dipendere il successo del nuovo partito, ma anche per dare concreti messaggi sulla riforma della politica.

Il protagonista
Nelle primarie del partito democratico c'è un grande protagonista del
quale nessuno finora si è accorto e che, tranne qualche sporadico
accenno, è del tutto assente nel dibattito tra i candidati segretari:
il partito.
I membri eletti all'assemblea, oltre a dover scegliere il segretario
qualora nessuno dei candidati raggiunga la maggioranza, avranno il
compito fondamentale di approvare il manifesto e lo statuto nazionale
del partito e cioè le regole che reggeranno e ispireranno la nuova
formazione politica.
Pur essendo l'assemblea "costituente", saranno però in pochi ad avere
un'idea su cosa devono deliberare perché mentre il dibattito
elettorale ha offerto un ricco panorama sulle strategie e le proposte
politiche dei candidati e delle liste collegate, è rimasto in ombra
il confronto sulla natura e le caratteristiche dello statuto; ed è
del tutto evidente che senza gambe adeguate, strategie e proposte
faranno fatica ad affermarsi. Senza tener conto della importanza, in
un periodo nel quale la politica non ha certo uno
straordinario "appeal", di lanciare anche sul terreno delle regole di
casa propria qualche messaggio innovativo.

Regole serie
Bisogna dire che già il manifesto redatto a suo tempo dai 12 saggi
dell'Ulivo conteneva alcune indicazioni, come la limitazione del
numero dei mandati, la rappresentanza di genere, la democraticità
nelle procedure di selezione nelle cariche e l'introduzione di un
codice etico: Indicazioni che però sono, in alcuni casi, troppo
generiche. Per fare un solo esempio, nessuno potrà contestare l'idea
del codice etico, ma tutti sanno che al centro dei più grandi episodi
di malaffare della storia recente spesso vi erano società con
meravigliosi, roboanti e del tutto inutili codici etici.
Un codice applicato a un partito, per essere efficace, deve ben
individuare le informazioni che i suoi esponenti devono rendere
trasparenti, i comportamenti vietati, le modalità di controllo
affidate a magistrature interne realmente indipendenti e con adeguati
poteri, un serio e innovativo apparato sanzionatorio. Non si tratta,
è bene precisarlo, di cedere alle tentazioni integraliste in questi
giorni tanto di moda, ma semplicemente di darsi regole che abbiano (e
soprattutto appaiano con) una qualche possibilità di funzionare
effettivamente, altrimenti non servono a niente. Ed è di questo che
bisogna discutere.

Regole semplici
Un altro degli aspetti importanti delle future regole del partito
investe la struttura organizzativa, che sarà federale. Dovranno
infatti convivere tanti statuti approvati dalle singole assemblee
regionali nel rispetto dei principi definiti da quello nazionale. È
un modello in parte già sperimentato, seppur con modalità diverse,
dai due partiti fondatori, la Margherita e i Ds, che prevedono grandi
spazi di autonomia per le articolazioni territoriali, ma spesso con
una molteplicità di livelli partecipativi e relative rappresentanze,
dei quali è veramente difficile comprendere la reale funzionalità.
Sarebbe interessante fare una ricerca per verificare quanti degli
iscritti ai due partiti sono riusciti a leggere fino in fondo i
ponderosi 28 e 31 articoli dei rispettivi statuti e quanti sarebbero
in grado di districarsi tra circoli, associazioni, gruppi, comitati,
unioni regionali, autonomie tematiche, associazioni di tendenza, e
via specificando.
Una struttura che sappia coniugare autonomia, partecipazione e
coerenza di indirizzi deve essere, non solo per i propri iscritti ma
anche per come si presenta all'esterno, semplice e chiara. Nel nostro
ordinamento da tempo si cercano di introdurre i principi di
semplificazione, proporzionalità ed economicità nella
regolamentazione, sarebbe bene che i partiti cominciassero ad
applicarli innanzitutto a se stessi.

Soldi e speranze
Un ultimo esempio dell'importanza delle regole riguarda la gestione
finanziaria: di norma non c'è grande fiducia dei cittadini nel
rapporto tra soldi e politica, è quindi importante che un nuovo
partito lanci su questo terreno espliciti segnali di trasparenza e
professionalità. Sottoporre le proprie finanze a sistemi di
rendicontazione ispirati alle best practices, e soprattutto a reali,
rigorosi e autonomi controlli esterni potrebbe rappresentare la
migliore cartina di tornasole per riaffermare un serio e concreto
impegno nella riforma della politica.
La nascita del partito democratico può divenire, non solo per chi ci
crede, ma per l'intero e un po' acciaccato sistema dei partiti, una
grande momento di partecipazione e di mobilitazione di nuove energie
e speranze: trovare un modello di partito che sappia accoglierle
evitandone la rapida dispersione è la vera sfida del futuro.

 

 

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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