header

Magda Negri

header

Antonio Funiciello_Direttore di LibertàEguale.

Se il gollismo è in qualche modo sopravvissuto alla morte di De Gaulle, dei gollisti non si può dire lo stesso. Mille correnti e vari maggiorenti che tanto e di santa ragione se le sono date, fino ad arrivare al dopo Pompidou (pure lui avversato ferocemente dai gollisti di sinistra), con la netta presa di distanze di Giscard d'Estaing dal movimento. Fatte le debite - più che debite - proporzioni, è difficile dire cosa resterà del veltronismo e ancora di più dei veltroniani, di cui ieri la stampa nazionale annunciava per stasera un incontro, che invece non ci sarà.

Anzitutto per una ragione molto semplice: una corrente o, per lo meno, un orientamento politico culturale veltroniano non c'è mai stato. Che Veltroni avesse da tempo in mente un'idea di PD è certo. Ma questa idea è rimasta tale nel corso di un'intera carriera politica, perché l'ex segretario non ha negli anni sviluppato intorno ad essa alcun movimento di cultura politica. Almeno fino alle primarie del 2007. Una delle conseguenze è che ogni veltroniano aveva ed ha in testa un'idea diversa di PD.


Negli ultimi due anni, il rassemblemant veltroniano ha presentato una eterogeneità politico-culturale che non si riscontra in nessuna altra corrente del PD. Dalla sinistra-Rai ai segmenti dell'ulivismo prima maniera; dai miglioristi PCI agli ingraiani, passando per Alleanza democratica e i Cristiano sociali; dai girotondini ai liberali di sinistra. La leadership di Veltroni era il solo elemento di sintesi di questa vivace diversificazione interna: punto di forza del rassemblemant quando Veltroni c'era, punto di debolezza oggi che si è ritirato a vita privata. Anche le recenti storie politiche sono distanti. Dopo l'abbandono della segreteria dei DS per correre nel 2001 alla conquista del Campidoglio, esponenti del rassemblemant veltroniano si ritrovarono in tutte e tre le mozioni congressuali: in gran parte i quella mozione uscita sconfitta e capeggiata dal fratello di Berlinguer, ma anche in quella di Piero Fassino e nella liberal di Enrico Morando.

L'approdo alla svolta liberal-socialista del discorso del Lingotto del 2007 risultò così particolarmente doloroso per gran parte dei veltroniani. Si è spesso registrata, inoltre, una certa difficoltà di comunicazione tra il gruppo romano del rassemblemant e coloro che per natali e lotta politica sono cresciuti lontani dalla capitale. È apparso, infine, a molti che il mastice più forte che ha tenuto insieme i veltroniani sia stato negli anni l'antidalemismo, vissuto da pochi in termini di lotta politica puntuale sui diversi temi, dai invece più ideologicamente, quasi nella forma di un antiberlusconismo rivolto all'interno dei confini del centrosinistra.

Tali evidenti criticità rendono oggi problematico un cammino comune per i veltroniani. È più verosimile che la loro iniziativa in vista del congresso d'autunno si diversifichi, piuttosto che compattarsi e proseguire nella linea tracciata da Veltroni ai tempi del Lingotto. Questa strada è difatti percorribile solo a patto di riuscire laddove Veltroni ha fallito, ovvero produrre un orientamento culturale robusto, che si imponga in quella battaglia delle idee al momento fragilissima dalle parti del PD. È improbabile che il veltronismo sopravviva a Veltroni come il gollismo è sopravvissuto a de Gaulle, non foss'altro come ispirazione ideale e civile di fondo. Per i presunti veltroniani forse una possibilità c'è, ma solo patto di risolvere le questioni segnalate.

A meno di voler essere ricordati come l'ennesimo vivace sbadiglio nella recente e sonnolenta storia della sinistra italiana.

Cerca nel sito


Podcast

Appuntamenti

Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
Via Alfieri 15
Torino

Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

Leggi tutto...

Videoblog



Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

Ultime da Facebook

Il mio partito

Partito Democratico