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Magda Negri

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Propongo qualche interessante spunto di Stefano Ceccanti sul referendum.... buona lettura

Una premessa: il merito principale dei quesiti referendari sta nel riaprire la partita della riforma (che invece sarebbe del tutto chiusa col successo dell'astensione o del No) e non nella normativa di risulta. Dei vari argomenti più o meno fondati che vengono utilizzati contro tale normativa quello che proprio non regge è quello che vado a illustrare e a confutare. Devo dire che non si fa neanche troppo sforzo politico o matematico.

Vale però la pena di farlo perché esso in questi giorni viene ripetuto acriticamente in buona fede. La tentazione di ragionare sulla base di incubi è forte dopo che si perdono le elezioni e che si è spinti verso una deriva di "sconfittismo", giustamente criticata in questi giorni da D'Alema. 

 
 

2. L'argomento è il seguente: il Pdl arriva primo da solo e viene portato al 54% dei seggi. Poi, dopo il voto, fa accordi con la Lega e forse anche con qualche altra forza minore e cambia la Costituzione coi due terzi dei seggi rendendo impossibile il referendum oppositivo.

 

3. Come costruzione fantapolitica di incubi non è male. Tuttavia non regge perché:

a) la legge vigente già prevede che chi arriva primo (anche una sola lista, già oggi) prenda il 54% dei seggi alla Camera a livello nazionale e al Senato su base regionale. Se il Pdl si sente forte può farlo a prescindere dal'esito dei referendum, anche se correrebbe dei rischi al Senato perché in molte regioni del Nord ci sarebbe una partita a tre Pdl-Pd-Lega dall'esito non scontato o, comunque, certo meno scontato di oggi; ricordo che fu lo scenario in cui l'Ulivo nel 1996 vinse inaspettatamente molti collegi al Nord;

b) se il Pdl andasse da solo, lo scontro con gli ex-alleati, a cominciare dalla Lega, diventerebbe più aspro perché il Pdl, specie per vincere al Senato, dovrebbe brandire l'argomento del "voto utile". Quindi non si capisce come e perché la Lega e qualcun altro, sconfitti alle urne, ridimensionati in suffragi dal voto utile e in seggi dal premio al Pdl dovrebbero poi di buona grazia accordarsi ex post in un sussulto di altruismo verso il proprio killer. La "sindrome di Stoccolma" non è stata sin qui mai operativa sul piano politico, anzi in genere i rancori per gli scontri elettorali tra i partiti e nei partiti si trascinano per decenni; 

c) anche ammettendo per assurdo che questo incubo politico, si verificasse vi sarebbe un insuperabile problema numerico. Poniamo che il Pdl sia arrivato al 54% dei seggi in entrambe le Camere 8quindi anche al senato, nonostante i problemi visti prima), avrebbe bisogno di un altro 13% di seggi in Parlamento, ma siccome c'è il premio che altera la proporzionalitàa favore del Pdl (si ipotizza un 40% dei voti e un 54% dei seggi), per le altre forze la proporzionalità è compressa, e quindi il rimanente 13% dei seggi corrisponderebbe al 17-18% dei voti, che non si otterrebbe nemmeno sommando Lega e Udc e altre forze minori né coi voti di oggi né tanto meno con quelli successivi alla compressione legata al voto utile; 

d) Sul piano politico, per di più, non si capisce perché, dopo un grande successo elettorale alle elezioni politiche, il vincitore dovrebbe rinunciare a priori a tentare di raddoppiare il successo in un referendum dove il quorum non è previsto e a cui arriverebbe probabilmente col vento in poppa.           

4. Conclusione: dedichiamo più tempo a chiedere voti al Pd per le europee e le amministrative per evitare che, mentre noi discutiamo di incubi improbabili che potrebbero produrre le regole, se ne verifichino altri senza bisogno di cambiare le regole.     

 

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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