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Il Riformista, 29/09/2009 - Vocazione minoritaria della Spd -  Umberto Ranieri

Una coalizione formata da Cdu/Csu e dai liberali della Fdp guiderà la Germania nei prossimi quattro anni. Gli elettori tedeschi hanno scelto di tornare alla formula di governo che consentì alla Germania di avviare la ricostruzione con Adenauer ed Erhard e riunificare il Paese, dopo la caduta del muro di Berlino, con Kohl.

In verità, il risultato dell'Unione cristiano democratica non è lusinghiero: rimane il primo partito ma arretra rispetto agli esiti già deludenti del 2005 e la Csu subisce un vero tracollo in Baviera. Il trionfatore è il partito liberale di Guido Westerwelle che nel volgere di pochi anni ha trasformato la Fdp da un tradizionale partito conservatore ad una forza politica impegnata nella difesa dei diritti civili e nelle battaglie ecologiste capace di conquistare un elettorato giovane e di ceto medio.

La signora Merkel, la cui popolarità ha consentito alla Cdu di contenere la caduta di consensi, sarà ancora Cancelliere. Non sarà tuttavia un'impresa facile affrontare la difficile situazione economica in cui versa la Germania e la minacciosa ondata di disoccupazione attesa per l'autunno, con un governo in cui prevalesse un classico programma liberista come quello annunciato dai liberali. Le toccherà fare ancora una volta ricorso alla "sapienza democristiana" per attutire le spinte che potrebbero compromettere la pace sociale. In ogni caso non rinuncerà, la signora Merkel a introdurre alcune delle riforme da lei auspicate già quattro anni fa: dal mercato del lavoro alla previdenza alla riduzione delle tasse.

La socialdemocrazia è la grande sconfitta. Sono molte le cause all'origine della perdita di oltre dieci punti rispetto al 2005.
Nel corso della campagna elettorale il partito di Steinmeier non è stato in grado di avanzare una proposta di governo per la Germania. La grande coalizione, che aveva reso la socialdemocrazia già troppo vulnerabile a sinistra, non era riproponibile; una coalizione con la Linke, che lo stesso Steinmeier aveva definito insensata, non sarebbe apparsa realistica o fattibile. In campo rimaneva solo la proposta del centrodestra che, non a caso, avrebbe vinto. Non essendo più un partito in grado di aspirare alla maggioranza (come era accaduto fino a Schroder), la Spd ha dimostrato di non essere centrale nemmeno nel gioco delle coalizioni: ecco il dramma della socialdemocrazia tedesca.

Occorrerà da parte dei dirigenti della Spd disporsi ad una seria ricerca delle ragioni di fondo di una simile sconfitta politica ed elettorale. È stata la scelta della grande coalizione l'errore che ha aperto una falla attraverso la quale sono defluiti consensi? O, in realtà, la Spd non è riuscita a portare avanti il difficile tentativo di ammodernamento programmatico e culturale avviato con Schroder alla fine degli anni Novanta, quando si provò a ridare vigore al progetto socialdemocratico rafforzando "l'aspirazione del partito a definirsi come Nuovo Centro"? Ricacciata all'opposizione e ridimensionata nella sua rappresentanza parlamentare la Spd, il rischio oggi è che a prevalere nello schieramento che si opporrà al centro destra in Germania sia l'estremismo della Linke dominata dall'antieuropeismo e dallo statalismo di Lafontaine, il Napoleone del Saarland.

Se così fosse tutto diventerebbe più difficile. È appena il caso di ricordare che circa il 20% degli elettori della Spd avrebbe votato per la Merkel piuttosto che allearsi con la Linke. Occorre guardare in faccia la realtà. Il risultato delle elezioni tedesche costituisce una ulteriore lezione per chi coltivava l'illusione che la crisi economica rilanciasse di per sé le ragioni del socialismo democratico o ribaltasse automaticamente gli equilibri politici.

Le cose sono più difficili. La verità è che, collocati in numerosi e decisivi paesi europei all'opposizione, i socialisti devono ripensare il proprio progetto riformista alla luce delle sfide di portata storica con cui misurarsi. Da questo punto di vista, l'intuizione che portò in Italia al tentativo difficile e tormentato di costruzione del Partito democratico, quella di "coniugare insieme lo spirito di libertà con una ritrovata spinta a comprimere il ventaglio delle diseguaglianze sociali", potrebbe essere una pista di ricerca da non abbandonare.

 

 

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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