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Magda Negri

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In Senato, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, è stato ricordato Oscar Luigi Scalfaro.

C'è chi ne ha esaltato il profilo "cattolico laico", strenuo difensore della Carta Costituzionale immodificabile (fu infatti a capo del Comitato del SI per l'abrogazione della riforma costituzionale del Centro destra del 2006) e chi dall'altra (il centro destra) ha pur con rispetto sottolineato il suo conservatorismo costituzionale.

Scalfaro fu nobilmente conservatore ma riuscì nella parte finale della sua vita a suscitare intorno a sè una vera passione e un movimento politico a difesa della Costituzione.

Io penso che sia necessaria ancora una opera di revisione costituzionale ma è certo da indagare il lato emotivo, psicologico, valoriale che intorno a questo padre della Patria si era davvero aggregato.

Di tutt'altro segno, più intimo ma anche più intenso, la cerimonia funebre in onore di Luciano Cafagna, il grande storico e dirigente politico socialista, studioso, da ultimo, di Cavour, della redazione di Mondo Operaio, ora rinato. Di lui non saprei dire meglio di quanto detto da Galli della Loggia apparso il 7 febbraio 2012 sul Corriere della Sera.

Cafagna fu con Macaluso, Morando, Chiamparino, Tempestini e me fondatore nel 1999 dell'associazione Libertà Eguale. Ricordo tantissimi momenti di appagante conversazione storico-politica con lui. Si è trattato di un funerale laico, una semplice bara con pochi fiori, collocata al centro dell'Aula Magna della Facoltà teologica dell'Università Valdese di Roma. Straordinari, questi Valdesi, che accolgono nella loro comunità i funerali dei non credenti. Il pensiero non può che andare, per opposizione, al Cardinale Camillo Ruini che rifiutò alla bara di Welby, cattolico credente con tutta la sua famiglia, l'accoglienza nella chiesa e anche una semplice benedizione.

Luciano Cafagna è vissuto nei ricordi sinceri di chi gli è stato amico: Covatta, Ruffolo, Amato, Macaluso, Pirani; l'hanno chiamato "il migliore di noi" per la sua intelligenza lucida, che "senza passione e senza indignazione ma con partecipazione e ironia ha interpretato la grande e fratricida sfida tra comunisti e socialisti nella storia italiana". Come dimenticare il bellissimo libro Duello a sinistra del 1982?

Ha previsto "la grande slavina" della Prima Repubblica con il crollo dei partiti tradizionali.

Luciano fu un combattente, un anticipatore, era iscritto al PCI ma con Giolitti e altri cento dopo i fatti d'Ungheria separò la sua vicenda politica da quella di un partito, democratico in Italia, ma che usava lo stalinismo come totem simbolico per integrare le masse popolari e operaie nella democrazia del dopoguerra.

Coniò il concetto di divisività per la storia italiana: nord-sud, laici-cattolici, comunisti-socialisti...

Negli ultimi tempi una malattia agli occhi gli impediva di leggere ma i suoi giovani collaboratori ci hanno ricordato che fino all'ultimo ascoltava i dibattiti parlamentari su Radio Radicale, si faceva leggere e tradurre articoli, dettava pagine preziose.

 

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Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
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Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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