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Magda Negri

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Giorgio Amendola, in piena guerra fredda, coltivava il sogno di una grande Europa, dall'Atlantico agli Urali.
Sono da poco passate le 7 e vedo in tv passare le immagini di case civili che bruciano, bombardate a Kiev che aspetta l'assedio.
A parte le angosce personali, cerco di fare un esercizio di memoria.
Dal 1990 in poi, nelle decine di Congressi che ho fatto, nei centinaia di convegni e riunioni, quanto tempo ho dedicato ai problemi della Federazione Russa e ai processi di integrazione e/o scontro con l'altra Europa?
Non me ne viene in mente uno.
Dal 1991 in poi la nostra attenzione politica è stata tutta catturata dalle Guerre del Golfo.. poi il terrorismo, l'Irak, l'Afganistan.. e poi la Cina..
L'Europa che ci appassionava è sempre stata quella della sua integrazione monetaria, dell' euro, del bilancio comune, della faticosa integrazione politica..
Non mi ricordo di aver mai discusso, in sede di partito, dell'allargamento massiccio della Nato, delle degenerazini del regime di Putin e delle possibili conseguenze per la sicurezza europea.
Colpa o disattenzione mia.. ma non solo.
Anche alla Commissione difesa del Senato, solo una volta discutemmo degli effetti dello scudo stellare antimissile voluto dagli Usa in Europa per difesa contro la Russia.
Non so se quel progetto è stato terminato.
Certo non mancano tra i progressisti gli esperti di politica internazionale.. leggiamo qualche volta i lavori dell'ispi e dello Iai..ma l'assunzione politica diffusa è un'altra cosa.
E succede che un autocrate che dice di accettare consigli solo da Dio porti una guerra convenzionale nel cuore dell Europa, tradisca gli interlocutori europei, stracci ogni trama di pace.
Ci sarà lavoro politico e umanitario per tanti prossimi anni.
 

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Salvare l'Europa: come uscire dal debito e dalla stagnazione

Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
Via Alfieri 15
Torino

Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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