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Magda Negri

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Personalmente non penso che l’accordo Renzi-Berlusconi, che è la vera maggioranza che sta sostenendo questa legislatura, sia da biasimare come fa grande parte della sinistra intellettuale e politica di questo paese.

Anche lo stesso Veltroni nel famoso discorso del Lingotto - e anche dopo la sconfitta del 2008 - auspicava un reciproco riconoscimento per dare compimento finalmente alla riforma costituzionale e istituzionale in Italia. La posta in gioco è e rimane un bipolarismo di tipo europeo che consenta l’alternanza di programmi e classi dirigenti. Il “se” quindi non è in discussione.

Neppure il “quando” è in discussione. Il quando è ora, lo era già dal 2011 in poi con il governo Monti, con il governo Letta, con la drammatica reinvestitura di Giorgio Napolitano.

Sul “come” bisogna però discutere. C’è un eccesso di logica mercantile nei continui incontri Lotti-Verdini, Boschi-Verdini, c’è troppa oscurità sul patto del Nazareno - anche se Renzi garantisce che tutto è trasparente. C’è stata troppa asprezza nella battaglia per la riforma del Senato, senza che nel paese si fosse acceso un vero consenso, un vero spirito costituente.

Con Giachetti penso che sia necessario fare tutto il possibile per introdurre nella legge di riforma elettorale i collegi uninominali,  anche nella forma del vecchio Mattarellum.
Non mi scandalizzano nella proposta Renzi Berlusconi i futuri capilista bloccati. Non siamo ipocriti. Ricordiamo che nel febbraio 2013 con le liste del porcellum la segreteria del PD, a parte le primarie, bloccò più del 30% delle liste, frutto di oscuri patti tra correnti. Anche in Piemonte.

Mi preoccupa molto invece la reintroduzione delle preferenze, che sono materia estranea - come hanno detto Giachetti e Parisi - alla cultura dell’Ulivo e del PD italiano. Se il sistema politico italiano si riorganizzerà anche per l’unica camera politica che resterà sul sistema della preferenze sappiamo bene gli esiti. Da una parte il leader sempre più solitario e onnipotente e sotto il brulicare di micropotentati, correnti, interessi. In Lombardia solo il 20% del nostro elettorato esprime le preferenze, in Calabria il 90%.

Per questo mi auguro che intorno alle posizioni di Giacchetti e Parisi cresca discussione, mobilitazione, iniziativa politica. La riforma della legge elettorale non è cosa inessenziale per giudicare i frutti finali dell’accordo Renzi Berlusconi.

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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