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Magda Negri

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Veltroni sviluppa sull’Unità delle riflessioni molto importanti, dispiace che le sviluppi solo oramai come moral suasion e non come dirigente in prima persona, ma tant’è…Sono suggerimenti che, personalmente, ritengo di dover accogliere. Lui sviluppa cinque punti sulla questione della non guerra di religione, sul ruolo importantissimo svolto da Papa Francesco, sui confortanti dati economici che non ci fanno esaltare, ma comunque ci confortano, ma specialmente su un punto lo ritengo decisivo. Riflettendo, come tutti noi abbiamo cominciato a fare, sugli esiti della convenzione di Filadelfia dei democratici e sulla capacità di sintesi e di innovazione programmatica di questo partito, Veltroni suggerisce un’analisi significativa. Ha ancora senso dire che il PD può vincere al Centro quando c’è una riclassificazione dei ceti sociali, quando il populismo incalza, quando si sentono gli effetti della crisi, quando si confondono pericolosamente le nozioni di destra e sinistra? Walter risponde no, non solo. Certo, bisogna portare una parte del centro su posizioni progressiste, ma il problema è quello di una società nuova, e pone la questione che, come la sinistra del Novecento liberò l’uomo  dallo sfruttamento del lavoro e pose come centro del suo impegno la liberazione, la giustizia sociale, ora il tema fondamentale della sinistra di questo secolo è aggredire la povertà e la precarietà, dare sicurezza sociale, cambiare la società della precarietà che semina paura e tensione.

 

 

Giustamente Walter ricorda come la grande mobilità, il dinamismo della società, del lavoro, va molto bene nei ceti alti della società, ma nella cosiddetta terza classe, la mobilità è attesa di un posto precario, sottopagato, frustrazione e così via. In questo senso chiede uno sviluppo positivo del Job Act. E poi una seconda, importante riflessione: bisogna cambiare la legge elettorale. Veltroni dice esplicitamente : “non perdiamo tempo, mettiamo mano alla riforma della legge elettorale, rafforziamo i collegi, togliamo le preferenze per garantire la democrazia governante”. Un lavoro difficile, ma può essere fatto, perché non esiste più il bipolarismo storico tra popolari e socialisti, la geografia è mutata, c’è un terzo soggetto: il populismo anti sistema anti governativo che non dà risposte ma è un’idrovora che attira a sé tutte le incertezze, i rancori sociali e così via e quindi mi piace citare le parole finali di Veltroni: “In questa strana estate, l’estate del nostro scontento è il tempo del coraggio e dell’unità per chi crede nella sinistra riformista.”

Ormai sono mesi che Veltroni insiste su questi temi, penso che possa incidere positivamente sulle posizioni sia della maggioranza che della minoranza del partito e mi auguro che possa anche costituire una posizione congressuale.

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Venerdì 26 febbraio 2016
Sala Viglione, Palazzo Lascaris
Via Alfieri 15
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Presiede: Magda Negri

Intervengono: Davide Gariglio, Mercedes Bresso, Alberto Majocchi, Enrico Morando

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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