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Magda Negri

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Berlusconi pirandelliano e fantasie in casa nostra

Fuoco di tutti contro la discesa in campo di Berlusconi. Se lo merita. Il PDL ha scelto l'attacco sbracato, vile, populistico al portato del governo Monti.



Se ieri potevo fare questo commento sul gran ritorno populista contro l'anno del governo tecnico e contro Monti in particolare, oggi et volilà con un'acrobatica piroetta Berlusconi cambia registro e dice che non si candiderà se Monti deciderà di guidare insieme il PDL, i neomoderati e la Lega. Bum, uno nessuno centomila. Berlusconi sempre più pirandelliano gioca ad occupare comunque la scena.
Facciamo bene noi ad ignorarlo e a proporre riforme vere. Il cuore di questa campagna elettorale sarà lo scontro tra populismo e riformismo.
Occorrerà guadagnare una chiarezza cartesiana per separare analisi, diagnosi, proposte.

La direzione PD che si terrà lunedì e martedì si preannuncia complicata. La fantasia al potere crea anche a casa nostra qualche singolare effetto. In molti paesi del mondo il segretario del maggior partito candidato a premier si fa ulteriormente legittimare con elezioni primarie. Questo l'abbiamo fatto anche noi con l'elezione di Prodi, Veltroni, Bersani. Anche se in modi confusi, volevamo tendere a questo risultato: far eleggere ai cittadini il candidato premier di coalizione o di partito.

In nessun paese del mondo invece il gruppo parlamentare viene scelto in 48 ore, con fantastiche primarie sotto capodanno e con un meccanismo simile alle preferenze. Proprio in nessun paese del mondo, qualunque sia il suo sistema politico istituzionale.
Capiamo tutti i vantaggi e i rischi: forse ci sarà una quota interessante di rinnovamento, ma c'è il rischio di non commisurare la funzione parlamentare al difficilissimo momento di transizione e forse di governo che ci aspetta. Non si può attraversare un ponte sopra un fiume gonfio ed impetuoso con la serena leggerezza del "chi capita capita".

Pericoloso il ritorno in campo di Berlusconi

L'intervista rilasciata ieri da Veltroni al Corriere della Sera mi sembra la riflessione più matura sul portato delle primarie interne del Pd e sullo stile con cui dovremo affrontare l'imminente campagna elettorale, attenti a non cadere nella vecchia trappola del vecchissimo Berlusconi.

La Direzione Provinciale PD di Torino di venerdì sera ha avuto invece un andamento del tutto diverso: troppa animosità, poca consapevolezza che il Pd è grande e resterà grande - se continuerà a giocare con le due punte Renzi e Bersani, generica percezione del senso provocatorio ma molto pericoloso del ritorno in campo di Berlusconi.

Siamo troppo tranquilli, ci sentiamo la vittoria in tasca, e non riusciamo a capire che il Senato potrà essere ancora una grande roulette. Interessanti in proposito i dati dei seggi al Senato pubblicati dal Sole 24 Ore.

La realtà supera la fantasia. Legislatura verso il termine



La realtà supera sempre la fantasia: non avrei mai immaginato quello che è successo oggi. Due le concause: la decisione di Berlusconi di tornare in campo e candidarsi premier e l'infelice uscita di Passera che ha creato un piccolo incidente diplomatico (non si può criticare impunemente il gruppo parlamentare che costituì un governo e che adesso ti sostiene). La classica goccia che fa traboccare il vaso.
Attendiamo quello che Napolitano dirà a Monti: probabilmente la legislatura va ad una rapidissima conclusione. Dobbiamo votare la legge sulla stabilità e non rinuncio alla speranza di migliorare il porcellum.
Berlusconi è riuscito a fare un ulteriore grave danno al paese.

Primarie, tra riferimenti internazionali e provincialismo

Secondo quasi tutti gli istituti di ricerca, su Bersani si sono riversati circa la metà dei voti dei tre candidati esclusi e addirittura una quota di elettori anziani non coinvolti dalle polemiche sulle regole dell'ultima settimana.

Ichino ed io avevamo perfettamente previsto il risultato finale 60 - 40.
Bisognerà vedere ora se questo 60 e questo 40 riusciranno ad integrarsi ed allargarle la platea del PD o se vivranno come opzioni politiche non compatibili.
Il tempo davanti è poco e si vedrà presto.

Resta una considerazione: noi siamo tragicamente provinciali e ci rifacciamo ai modelli stranieri, ma sempre con il freno tirato e, per così dire, con riserve mentali non esplicitate. Vogliamo fare i  francesi ma non apriamo il secondo turno ai cittadini elettori così come ha fatto Hollande.
Vogliamo fare gli americani ma la sola idea del ticket Bersani - Renzi (analogo a quello Obama - Hillary Clinton) ci lascia sbigottiti e dubbiosi.

Le primarie all'interno del medesimo campo politico, fatte per individuare la premiership che servirà per competere con il campo politico avversario, impongono, il giorno dopo, coesistenza e cooperazione anche dialettica fra i principali contendenti.
In Italia invece prevale o la fazione, o la scissione, o il compromesso spartitorio.
Qualcosa non funziona, ma i giorni prossimi ci chiariranno le idee.

Ballottaggio del 2 dicembre: grandissimo casino

Trovo gravissimo perché è un palese caso di pubblicità ingannevole l'appello al voto pubblicato in forma anonima sui principali quotidiani nazionali che, secondo l'esposto fatto da tutti gli altri candidati, sarebbe da ricondurre alla fondazione Big Bang della Leopolda.

Il cittadino normale, leggendolo, pensa che sia sua piena facoltà iscriversi al secondo turno delle primarie scrivendo una mail entro il 30 novembre al coordinamento Primarie Italia Bene Comune della propria provincia, senza fornire ulteriori giustificazioni: in realtà i casi per cui è ammissibile la partecipazione al secondo turno per chi non ha partecipato al primo sono limitati. Le regole sono state condivise e votate da tutti i candidati alle primarie.

Come ho già detto nel mio piccolo video, sarebbe stato giusto tenere aperto il secondo turno delle primarie così come è stato fatto in Francia con Hollande: tra il primo e il secondo turno in Francia si sono registrati 200.000 nuovi elettori.

Purtroppo le nostre regole sono state più restrittive e confuse, soprattutto, nel caso specifico, sulle modalità di iscrizione al secondo turno senza aver votato al primo. Secondo la disposizione numero 25, che viene contestata, spetta al coordinamento provinciale valutare la consistenza o meno delle cause, indipendenti dalla volontà dell'elettore, che ne hanno impedito l'iscrizione.

Grandissimo casino, insomma.

Temo che la vicenda di oggi, anche se a livello centrale si troverà una qualche composizione, creerà confusione e possibili incidenti ai seggi. Specialmente, rovinerà il clima di leale confronto tenuto finora e potrebbe dare il triste spettacolo (già visto a Napoli) di reciproche bugie e infedeltà.

Troppo complicato il voto al secondo turno ma un conflitto sulle regole nuoce al PD



Vorrei invitare chi ha votato al primo turno delle primarie a ritornare ai seggi domenica prossima 2 dicembre per il secondo turno.
Onestamente, anche io avrei sperato che il secondo turno fosse aperto. Hollande, ad esempio, ha visto iscriversi al secondo turno 200 mila persone in più.
Sicuramente è stata particolare la scelta di riservare il voto al secondo turno alle persone che già avevano votato al primo - salvo eccezioni complicatissime e difficilissime da gestire. Bisogna passare attraverso una specie di tribunale del popolo che decide se si è stati assenti giustificati!
A questo punto, secondo me sarebbe stato meglio dire: sono aperte o sono chiuse punto e basta. Però un conflitto sulle regole nuoce alla credibilità democratica del PD e di tutta la coalizione. Spero si possa risolvere.

Il problema dell'agenda Monti



Il problema della continuità con lo stile e il programma del governo Monti, la questione delle compatibilità europee, il problema dei paesi europei di rientrare dalla entità enorme del debito, di accelerare la produttività e innovare nella ricerca e nella scuola in tempi politicamente utili: tutto ciò incombe sull'evoluzione della politica italiana.
L'iniziativa di Montezemolo può essere competitiva con il PD. Mi auguro che alla fine di questo lungo percorso il PD abbia un ottimo risultato, che le liste montane abbiano buoni risultati e che insieme possano governare. Chi sarà il presidente del consiglio non è per me questione del tutto dirimente.

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Così come Syriza in Grecia non era il futuro profetico per la sinistra italiana, così non dobbiamo considerare che la sconfitta di Miliband in Inghilterra sia esattamente trasponibile nel dibattito della sinistra italiana. In Inghilterra ha pesato potentemente lo straordinario successo del partito nazionalista scozzese. Non facciamo equazioni troppo semplici. In Italia aspettiamo l’esito delle elezioni amministrative. Credo andranno bene, anche se peserà la disaffezione degli elettori vrso le elezioni locali. La formazione delle liste in Campania è il simbolo di un grave problema che si sta determinando nel PD: non basta imbarcare tutti per vincere. Bisogna vincere lealmente, con persone presentabili.

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